La grande truffa dei furbetti del terremoto
Sette persone denunciate: imprenditori e prestanome ferraresi per lavori mai eseguiti nei capannoni distrutti dal sisma
Sono i furbetti del dopo terremoto, imprenditori e prestanome che producevano fatture false per truffare Regione Emilia Romagna e Stato accaparrandosi i fondi per la ricostruzione del dopo terremoto del 2012: sono sette i furbetti, incastrati dalle indagini della Guardia di Finanza di Ferrara e Cento in una indagine coordinata dalla procura (pm Cherchi e Proto) che ha messo in luce una grande truffa per 650 mila euro, attuata gonfiando lavori edili realmente sostenuti nei capannoni lesionati, appunto, dalle scosse del terremoto del maggio 2012. L’inchiesta ormai conclusa è una coda dell’indagine iniziata da tempo e che si era concretizzata nel giugno scorso con le prime denunce, ora arrivate a sette, a carico di altrettante persone e che ha portato al sequestro conservativo (accolto dal gip Piera Tassoni) dei 650mila euro truffati alla Regione Emilia Romagna. Dei sette ferraresi denunciati, 4 sono accusati dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Mentre per gli altri tre - ed è questo il salto che ha fatto l’inchiesta grazie al lavoro della Guardia di Finanza - si è potuto contestare il reato di riciclaggio dei soldi versati dalla Regione che venivano «puliti», fatti transitare con triangolazioni vertiginose e poi riutilizzati in operazioni immobiliari, per far perdere le tracce dell’origine di quei soldi. Inutilmente, perchè l'indagine della tenenza di Cento, grazie anche alla collaborazione della Regione Emilia-Romagna, è riuscita a ricostruire tutti i passaggi con una altrettanto vertiginosa ricostruzione con accertamenti bancari a tappeto su conti correnti aperti in istituti bancari ferraresi. Ma partiamo dall’inizio per raccontare la grande truffa dei furbetti del dopo terremoto. Tutto parte da una azienda che ha sede a Sant’Agostino, titolare un imprenditore centese. Che certificò di aver fatto eseguire lavori edili per il capannone lesionato e aver subito danni ai macchinari per 2 milioni e 200 mila euro: una parte di questa cifra era però “dovuta”, regolare, oltre la metà: il resto, invece, è la cifra gonfiata ricorrendo ad una società cartiera, impresa edile inesistente che fornì fatture false per 650mila euro, per lavori edili mai eseguiti. A questo punto coi soldi pubblici intascati, titolare e prestanome della cartiera hanno ceduto i soldi per il «lavaggio», il riciclaggio, affidandosi alle altre tre persone finite nei guai, che con operazioni fittizie bancarie e nel settore immobiliare hanno tentato di reinvestire i soldi, per farne perdere la tracciabilità. Grazie a triangolazioni anche con operazioni all’estero, per poi far tornare i soldi a Ferrara, e una volta “ripuliti” restituirli a impreditore e soci in cambio di percentuali: una vera e propria organizzazione di furbetti del terremoto: per loro, a breve, il processo.
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