Vitellio e il metodo Catalano
L'editoriale del direttore Stefano Scansani
Non vi sfugga un particolare nella semovente Ferrara. Il Pd fibrilla. Cioè il maggior partito della città e della provincia è in agitazione, stavolta non per una candidatura, una scelta, una votazione. Ma sulla sua catena di rappresentanza.
Nella settimana che va chiudendosi è capitato questo: il deputato Bratti ha affermato che per poter intervenire a Roma sulla crisi Carife e sul decreto governativo salvabanche non ha mai ricevuto sollecitazioni dal territorio; il vicesindaco Maisto è insorto dicendo che Bratti lo lascia sgomento e ha bacchettato il compagno di partito seduto a Montecitorio, aggiungendo una freccia al suo arco “io, eretico ritardatario sì, ma anche sgobbone”. Immediato l’avvio della girandola degli interventi, dei distinguo, delle interpretazioni. E’ capitato quello che già avevo immaginato nel mio commento di mercoledì scorso: sullo scenario del partito surriscaldato si è materializzato il pompiere.
Cioè lo smorzatore dello scontro, nella persona del suo segretario provinciale Vitellio. Ho letto che ha dichiarato: “Le scintille tra Maisto e Bratti? Vanno bene se poi trovano soluzioni”. Il tratto filosofico ricorda Catalano, sparatore di ovvietà assolute nella trasmissione Quelli della notte, firmata da Arbore (“È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati…”, “Lo diceva Neruda che di giorno si suda – Ma la notte no! – Lo diceva Picasso, io di giorno mi scasso – Ma la notte no!”). Aggiungo che è arduo immaginare quali possano essere le soluzioni secondo la linea Vitellio. Quelle governative per il pasticcio del salvabanche? Quelle del rimborso ai risparmiatori che hanno perso tutto? Quelle della pace fra Maisto e Bratti? Quelle che riguardano la catena di rappresentanza del Pd Ferrara-Bologna-Roma?
Preferisco trattare quest’ultima, perché da essa trascende (non discende) la fibrillazione del partito. Parto dal concetto che l’affermazione di Bratti è grave, preoccupante, e se fosse stata male interpretata il deputato teneva il tempo e i modi per smentirla, e Vitellio per richiamare il parlamentare. La riscrivo: “Non ho avuto sollecitazioni dal territorio”. Se davvero su un fatto così grave e lungo come la consunzione della banca locale i parlamentari non hanno connessione con l’area d’elezione dobbiamo preoccuparci. Innanzi tutto domandando chi doveva sollecitare Bratti. Ipotizzo il suo partito a livello provinciale e cittadino. Ma ancor più immagino la giunta col sindaco Tagliani. Qui sta il problema, o meglio la sorpresa che è stata prodotta dall’accusa brattiana. I cattivi pensieri allora organizzano questo scenario: una reazione immediata del sindaco a Bratti sarebbe stata clamorosa e fratturante; quindi l’intervento inedito del vicensindaco Maisto, uomo che fino a ieri faceva e predicava solo in ambiti culturali. Lascio perdere i vari ragionamenti sul futuro di Bratti e Maisto (entrambi vorrebbero succedere a Tagliani nel 2019). Invece insisto sulla questione involontariamente sfiorata dal parlamentare e sulla quale hanno puntato il dito alcuni interlocutori intervenuti sulla Nuova: l’indisturbabilità di Renzi da parte del Pd. Intervenire con fermezza a Roma per la dissociazione di Carife dal salvabanche sarebbe stata ed è un atto di insubordinazione. Vi immaginate il ministro Franceschini e i parlamentari dem Bratti, Boldrini e Bertuzzi attivarsi per scindere la sorte della Cassa ferrarese da quella dell’Etruria, Carichieti e Banca Marche? Dall’altra parte del mondo (cioè appena oltre Ferrara) a dir poco sarebbero stati additati come i difensori della “loro” Carife, accusati di miscelare politica con credito, di rincorrere un vecchio e imbolsito provincialismo bancario. Doppio rischio: apparire antigovernativi, non renziani, territoriali.
Così mi pare di leggere il pronunciamento di Bratti, il quale ha rigirato sul territorio che rappresenta le responsabilità dell’inazione (assenza di sollecitazioni). Il risultato è che il sindaco Tagliani, avendo molto operato per il salvataggio autonomo di Carife, fatto ricorso contro la Banca d’Italia e criticato il salvabanche, non è molto governativo e totalmente territoriale. Che il vicesindaco Maisto non è renziano e ce l’ha con Bratti perché ha in mente di fare il sindaco. La semplificazione è micidiale. Perché non provare a dipingere questa situazione in un modo diverso e meno bizantino? A Bratti gli è scappata. Tagliani è rimasto di stucco, e l’insurrezione di Maisto gli ha fatto piacere. Maisto ha cominciato a fare il vicensindaco e non solo l’assessore, non smaniando per fare il sindaco nel 2019 ma per essere candidabile. E infine il segretario provinciale del Pd che ha scelto il metodo Catalano per tentare di spegnere il focolaio: “Le scintille tra Maisto e Bratti? Vanno bene se poi trovano soluzioni”. La capovolgo come nella trasmissione Quelli della notte col metodo Catalano. Provo? Ecco fatto: “Vanno male se poi non trovano soluzioni”. Ma chi glielo racconta ai risparmiatori e ai dipendenti, i quali, ogni tanto, per il Pd diventano elettori?
s.scansani@lanuovaferrara.it
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