Lo piange anche la “sua” Spal
Per decenni al fianco del club che guidò pure in udienza da Wojtyla
La Spal piange don Umberto Poli. Figura storica dell’universo biancazzurro. Padre spirituale, amico, confidente, figura sempre presente. A volte con discrezione, spesso dietro le quinte, ma anche in prima fila quando le occasioni lo consentivano. Tifosissimo della sua amata Spal. Lo ricordiamo scatenato ed esultante a Verona dopo il vittorioso spareggio-promozione contro la Solbiatese nel giugno del 1991. Qualche giorno dopo partecipò al pellegrinaggio che unì squadra e tifosi, a piedi dallo stadio al Poggetto, e celebrò la messa. Legato a tanti personaggi della storia spallina, dirigenti, allenatori, personale, giocatori. Sempre una battuta, sempre un sorriso. Un fare in apparenza scanzonato che celava una grande sensibilità, un’evidente profondità interiore in sintonia con il suo ruolo... istituzionale. Don Umberto è stato al fianco della Spal nei momenti più dolorosi (e non ci riferiamo alle vicende sportive, ma ai fatti della vita che non hanno risparmiato tremendi lutti) come in quelli di gaudio, questì sì legati alle cose del campo. Ha “vestito” la maglia della Spal per decenni, un legame di oltre quarant’anni mai venuto meno nemmeno quando la sua partecipazione alla quotidianità biancazzurra si è fatta più rara, conseguenza dell’evoluzione (?) dei tempi. Nonostante ciò, don Umberto era allo stadio, seguiva la squadra dalla tribuna.
Ad inizio anni ’80 guidò la comitiva spallina in Vaticano in udienza privata da Papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla. Era la Spal del presidente Mazzanti, di Titta Rota, di Albiero e Cavasin, di Rampanti e Grop, di Bergossi, Gibellini, Renzi, Giani e tanti bei nomi. Quel giorno don Umberto aveva un sorriso radioso.
Paolo Negri
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