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Morto contro un'auto in avaria lungo la Superstrada Ferrara-Mare: quattro condanne

Il luogo della tragedia
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Il luogo della tragedia

Chiuso il processo per la tragedia di Ennio Accorsi. Il tribunale ha riconosciuto le responsabilità dell'uomo che abbandonò l'auto rubata senza benzina, e dei dirigenti di Società Autostrade e Polstrada di Bologna per non aver segnalato il pericolo. Assolto il quinto imputato per favoreggiamento. Anche Ministero degli Interni, Società Autostrade e Unipol chiamati a risarcire i familiari

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FERRARA. Quattro condanne e un'assoluzione per la morte di Ennio Accorsi, il motociclista rimasto ucciso il 20 agosto del 2012 scontrandosi con un'auto lasciata in panne sulla carreggiata della Supestrada Ferrara Mare. I tribunale di Ferrara ha condannato per omicidio colposo sia l'uomo che, dopo aver rubato la macchina, la abbandonò sulla strada perché rimasto senza benzina, sia due poliziotti del Coa (Centro operativo autostradale) di Bologna e un addetto della Società Autostrade perché, nonostante decine di telefonate da parte di vari automobilisti  nessuno provvide a rimuovere la macchina o segnalare il pericolo, per oltre un'ora. Fino all'impatto fatale costato la vita ad Accorsi, 57 anni, residente a Mirabello e dipendente di Basell.

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Sergio Bonora, l'uomo che una  decina di giorni prima della tragedia aveva rubato la Opel Corsa davanti a un supemercato di Portomaggiore, è stato condannato a 2 anni e 3 mesi per omicidio colposo e a un anno per furto. L'uomo, dopo essere andato a Bologna per rifornirsi di cocaina, era rimasto a secco di carburante al km 4 della Superstrada, in direzione Lidi, tra gli svincoli per la Porrettana e l'Adriatica. Aveva così lasciato la macchina sulla carreggiata, con le sole 4 frecce accese, e si era allontanato in cerca di una stazione di benzina.

Sei mesi, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, a Gabriele Carlini, capo turno del Coa di Bologna, al suo collega Marco Barbieri e all'addetto della Società Autostrade Giovanni De Luca, tutti ritenuti responsabili del mancato intervento sull'auto in panne.

Assolto, invece, perché il fatto non costituisce reato, Mirko Nanni, dirigente della Società Autostrade, imputato per favoreggiamento e rivelazione di segreti d'ufficio perché, secondo l'accusa, avrebbe riferito al collega De Luca il contenuto delle relazioni di servizio dei poliziotti del Coa.

Gli imputati sono stati infine condannati a risarcire i familiari della vittima, costituiti parte civile attraverso l'avvocato Giampaolo Remondi. Il tribunale ha stabilito una congrua provvisionale da pagare in solido insieme a Società Autostrade, Ministero degli Interni e Unipol, chiamati in causa come responsabili civili.

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