I familiari: «Riconosciute le responsabilità»
L’avvocato della moglie e dei figli della vittima: «Quel giorno incredibile pressapochismo»
«Siamo contenti, perché è stata sancita la responsabilità per la morte del nostro caro Ennio». Altro non vogliono aggiungere, i familiari di Ennio Accorsi, all’uscita dell’aula del tribunale, subito dopo aver ascoltato la sentenza arrivata dopo oltre tre ore di camera di consiglio.
La moglie Nadia Capatti, e i figli Debora e Simone, assistiti dall’avvocato Giampaolo Remondi si erano costituiti parte civile e ieri hanno viste riconosciute le loro ragioni. «Sono soddisfatto della sentenza» aggiunge lo stesso Remondi che nel corso della sua arringa aveva ritenuto inaccettabile lo scaricabarile tra Coa e Società Autostrade: «In una situazione simile - aveva sottolineato - anche se pensi che intervenga un altro soggetto non puoi rimanere inerte. Tutto l’intervento è stato gestito con assoluta leggerezza, basti pensare che non se ne trova traccia nè sui brogliacci del Coa, nè su quelli della Società Autostrade, con un’assoluta violazione delle regole».
Le indagini sulla morte di Ennio Accorsi, 57 anni, erano durate quasi un anno, condotte dal pm Nicola Proto, dalla polizia stradale di Altedo e dal nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri in procura.
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