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In arrivo un possibile blocco della pesca

di Annarita Bova ; di Annarita Bova
In arrivo un possibile blocco della pesca

L’Unione Europea lancia l’allarme: specie a rischio estinzione. E i pescatori insorgono: andremo tutti in Tunisia

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COMACCHIO. «Io sono pescatore, come mio padre e mio nonno. Vado in mare ogni giorno e il mio mese, come quello dei miei colleghi, è fatto da trenta giorni di fatica e preoccupazioni. Cosa volete che ne sappiano del mare quelli che stanno a Bruxelles? Scommetto che non potrebbero distinguere un’alice da una triglia». Non l’ha presa bene il consigliere (e uomo di mare) Fausto Gianella, intento a sistemare gli attrezzi tra una battuta e l’altra. La notizie è fresca: l’Unione Europea potrebbe decidere per un ulteriore giro di vite per la pesca nel Mediterraneo per tutelare alcune specie marine e se gli ambientalisti cantano vittoria, i pescatori sperano in un passo indietro considerato che potrebbero essere messi a rischio migliaia di posti di lavoro. Giaà nel luglio scorsola riunione annuale della Commissione europea sul tema ha lanciato l’allarme sul drammatico calo degli stock ittici. Il fenomeno del sovrasfruttamento riguarda il 93% degli stock nel Mediterraneo, di cui molti sono in via di esaurimento. Le misure portate avanti finora, compresa la riduzione delle flotte, non avrebbero prodotto i risultati attesi e secondo gli addetti ai lavori la riduzione dello sforzo di pesca resta prioritaria, ma deve essere accompagnata da maggiore trasparenza sull’andamento delle catture. Nei giorni scorsi, a Catania, la conferenza di alto livello sulle risorse ittiche del Mediterraneo che si è aperta con un intervento del commissario all’Ambiente e alla Pesca Karmenu Vella. E le notizie non sono buone. Dopo il prelievo ittico senza senso e senza regole che ha visto il Mediterraneo svuotarsi negli ultimi 50 anni adesso si cerca di tappare le falle. «E lo si farà, molto probabilmente, a spese dei pescatori e dei piccoli operatori della pesca costiera, gli operai di quella pesca che invece è ancora considerata sostenibile - aggiunge Gianella - Dicono che sardine, merluzzi e triglie sono a rischio. E forse è anche vero. Ma non è così che si risolvono le situazioni. Mettiamo caso, solo per fare un esempio, che l’Italia si blocchi e che i pescatori in Sicilia tirino i remi in barca. E la Tunisia? Andremo tutti a lavorare lì. Questi Stati hanno aumentato la loro flotta e il Mediterraneo si è svuotato». «Mia ci facciano il piacere. Per anni l’economia di Goro ha viaggiato sulla pesca del bianchetto. Finchè qualcuno non ha deciso che si trattava di avannotti di alici. Peccato che noi li pescavamo a febbraio mentre le alici vede la semina a maggio. Ma chi ci ha ascoltato? Nessuno. In fondo noi siamo “pescatori” e loro “professori” in grado di decidere tutto. Venissero a fare un giro in mare o anche solo al mercato ittico, dove avrebbero molto da imparare». Ridurre la pesca nel Mediterraneo del 50-60% dicono a Bruxelles. «Certo, poi importiamo pesce e verdura dall’estero. E buttiamo via quel poco che resta».

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