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Il Castello risparmia energia Progetto luci e riscaldamento

Un Castello Estense a misura di risparmio energetico. Era l’obiettivo di una serie di interventi predisposti sulla base di un progetto europeo, denominato “Ex.Po Aus”, con cui la Provincia di Ferrara...

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Un Castello Estense a misura di risparmio energetico. Era l’obiettivo di una serie di interventi predisposti sulla base di un progetto europeo, denominato “Ex.Po Aus”, con cui la Provincia di Ferrara ha ottenuto 180mila euro dei 300mila necessari. «Si tratta di un progetto pilota che consisteva nell’implementazione di tecnologie innovative, migliorando le dotazioni impiantistiche di uno dei luoghi più importanti della città», spiega il presidente Tiziano Tagliani, affiancato dal dirigente Moreno Po. Solo per ciò che riguarda l’illuminazione si calcola, puntando sulle energie rinnovabili, una riduzione dei costi del 70%, senza per questo andare a diminuire la qualità espositiva del percorso museale interno.

Un’operazione di rinnovamento ha riguardato anche il sistema di riscaldamento: i diversi piani del Castello, che sommano utilizzi e orari diversi, sono stati resi indipendenti, salvaguardando così microclimi adatti per le esposizioni temporanee; inoltre una maggiore efficienza è stata conseguita con l’istallazione nei termosifoni di valvole termostatiche e con la sostituzione di pompe di circolazione e di termoconvettori. Ancora: sono state installate porte antifuoco, a piena garanzia e sicurezza delle condizioni di lavoro e di visita. Ad “Ex.Po Aus” (che sta per “Extension of Potentiality of Adriatic Unesco Sites”) hanno partecipato anche realtà appartenenti a nazioni come Croazia, Slovenia, Montenegro, Bosnia, Albania e Grecia, oltre che Italia. Nulla di fatto invece per un’altra ipotesi di restyling del Castello: parliamo della copertura a vela, da dispiegare a protezione del sole ma anche degli eventi atmosferici sfavorevoli, utile a consentire la fruizione del cortile con qualsiasi tempo e quindi di programmare con certezza di svolgimento le iniziative culturali in ogni periodo dell’anno. L’ipotesi era circolata nel 2011, potendo contare all’epoca sui finanziamenti europei del programma comunitario “Open Museum”. «Un progetto – dice Po - di cui è stata valutata l’eccessiva complessità. Poi è arrivato anche il terremoto». Di qui l’accantonamento. Fabio Terminali

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