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Il salto dell’inchiesta solo con la “colla” delle bancarotte

La sede Carife
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La sede Carife

Ecco le tappe della procedura, dal tribunale alla procura E i pm potranno indagare sugli ultimi dieci anni di Carife

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Per Banca Etruria, il tribunale di Arezzo si è già pronunciato ed ha dichiarato lo stato d’insolvenza dell’istituto aretino dopo la richiesta del suo liquidatore, Giuseppe Santoni.

Per Banca Marche, invece, lo stato di insolvenza è ancora sub-judice, e la prima udienza davanti al Tribunale fallimentare è fissata per il 7 marzo quando i giudici dovranno valutare se accogliere o meno le richieste sullo stato di insolvenza dal commissario liquidatore (Bruno Inzitari, vecchia conoscenza di Ferrara, essendo stato il primo commissario di Carife tra il 2013 e il 2014) e dalla procura stessa. Per quanto riguarda CariChieti, i magistrati abruzzesi si stanno muovendo e sono attesi a breve i primi pronunciamenti del tribunale fallimentare, sollecitato del commissario Massimo Bigerna che avrebbe depositato la propria relazione al tribunale. Dunque, manca solo la Cassa di risparmio di Ferrara, delle 4 banche coinvolte dal decreto Salva-banche del 22 novembre scorso, 4 banche poste in liquidazione coatta amministrativa dal dicembre scorso.

Per quanto riguarda la banca cittadina (o meglio dire la vecchia Carife), il commissario Antonio Blandini ha depositato da tempo la sua corposa relazione al tribunale fallimentare che riunito in udienza collegiale (Giusberti, Sangiuolo e Ghedini) il 10 febbraio scorso ora è in “riserva” per decidere: decisione dunque imminente. Nel caso di Carife, non si hanno conferme ufficiali della richiesta dello stato di insolvenza, ma dal punto di vista della procedura - secondo ipotesi di scuola - questa è una ovvietà: dunque il tribunale fallimentare dovrebbe decidere sullo stato di insolvenza della vecchia Carife che è il presupposto per dichiarare il fallimento di una società.

Ma perchè è così importante questo passaggio? Vediamolo nei dettagli, seguendo sempre ipotesi di scuola: nel momento in cui il tribunale fallimentare valuta la sussistenza dello stato di insolvenza, questa sarebbe la svolta delle indagini su Carife. Perchè i giudici del fallimentare hanno l’obbligo di inviare gli atti alla procura, che potrebbe aprire un fascicolo per bancarotta: sulla base degli atti che verranno inviati dal tribunale (e quelli del commissario Blandini), la procurà valuterà quale configurazione dare al crac con le varie declinazioni della legge fallimentare: si va dalla bancarotta semplice a quella fraudolenta con le varie aggettivazioni di documentale, preferenziale, dissipativa, distrattiva. Il reato di bancarotta diventerebbe una sorta di “collante” giudiziario per tutti i reati che finora sono stati ipotizzati dalla procura e per tutti i fascicoli aperti - pur contenuti nell’inchiesta madre su Carife, ancora a livello conoscitivo, atti relativi... - per fatti segnalati e denunciati in questi ultimi due anni. Indagare per bancarotta, con rilievi di natura penale, significa approfondire aspetti che rimarrebbero materia di contenziosi civili. E gli indagati? Da ipotesi di scuola, anche in questo caso, è ovvio indicare, primi tra tutti, i 31 ex dirigenti Carife contro cui è stata attivata l’azione di responsabilità civile per le operazioni che hanno portato Carife al commissariamento. In penale questo si traduce in fallimento.

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