Per Alceo il commosso abbraccio di Codigoro
Tanti colleghi avvocati e politici ai funerali di Ranzato. Il ricordo del forzato esodo da Fiume
CODIGORO. La comunità di Codigoro nel pomeriggio di ieri, si è stretta intorno ai familiari di Alceo Ranzato, professionista stimato ed uomo politico attento alle problematiche sociali della comunità, deceduto a 79 anni lo scorso martedì, all’Ospedale di Cona. A concelebrare il rito funebre sono stati il parroco della chiesa parrocchiale di San Martino, don Pietro Predonzani, ed il vice parroco, don Gino Boattin, mentre la bara di colore chiaro sormontata da una corona di fiori della famiglia, è stata posta al centro della navata della chiesa.
Oltre a tanti concittadini che, con la loro presenza hanno voluto testimoniare alla moglie Graziella Ceccarello, al figlio Paolo, ai due fratelli del defunto ed agli altri parenti, la vicinanza ed il sincero cordoglio, erano presenti anche il sindaco, Rita Cinti Luciani, numerosi colleghi avvocati che avevano avuto modo di apprezzare la professionalità e la correttezza nello svolgimento della professione da parte di Ranzato, e gli amici del Lions Club locale. Inoltre, era presente anche una delegazione, guidata dal presidente, Flavio Rabar, con labaro, della sezione provinciale degli esuli della Dalmazia, di cui Ranzato era convinto e fattivo sostenitore avendo vissuto direttamente e patito le conseguenza dell’esilio e l’abbandono degli affetti e della propria terra dalmata.
Quindi, nel corso dell’omelia, don Pietro ha tracciato il profilo umano del defunto con particolare riguardo al suo essere stato profugo ed esule. Una condizione che, pure difficile e dolorosa, ha contribuito a fortificare e rendere elevati i princìpi morali che hanno conformato la sua azione familiare e sociale, negli anni successivi della propria vita. Al termine del rito funebre, Rabar ha voluto testimoniare con un ricordo la figura di Ranzato, obbligato a lasciare Fiume e privato di ogni bene. Che però, con impegno e determinazione, senza dimenticare il proprio passato, anzi difendendolo da una certa dose di negazionismo, è riuscito a rialzarsi e con caparbietà giungere a realizzare nel lavoro e nella comunità paesana codigorese, un elevato grado di stabilità professionale e familiare.
Infine, al termine del rito funebre, il feretro ed il mesto corteo di familiari ed amici, è partito per il “Giardino della Cremazione”, ubicato presso la Certosa di Copparo.
Piergiorgio Felletti
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