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Vecchia Carife, da banca a buco nero: nessun attivo e 467 milioni di debiti

Il labirinto giudiziario di vecchia Carife
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Il labirinto giudiziario di vecchia Carife

Ecco perchè il vecchio istituto è stato dichiarato insolvente: possibilità quasi nulle per i 34 milioni di crediti dei bondisti Cause civili. La crisi alla fine ma c’è un forte legame con il passato

La sentenza dei giudici: ecco il testo integrale del verdetto

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FERRARA - Una società con un debito di oltre 467 milioni e attivi pari a zero: così si presenta la vecchia Cassa di Risparmio di Ferrara nella sentenza del tribunale fallimentare resa nota ieri.

Un buco nero, in sostanza, con poche o nessuna possibilità di onorare i propri doveri nei confronti dei creditori, tra i quali, è il caso si ricordare, ci sono gli obbligazionisti subordinati “congelati” nella procedura di liquidazione, per oltre 34 milioni di euro. Il tutto mentre la Nuova Carife procede regolarmente nella sua attività. Il dissesto della vecchia banca nasce da una situazione pregressa al commissariamento, che ha prodotto una perdita lorda di 376 milioni di perdita nel periodo 1/1/2013-31/3/2015, «anche a seguito delle svalutazioni resesi necessarie nei comparti del credito e delle partecipazioni».

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Precipita, questa situazione negativa, negli ultimi mesi post-assemblea del 30 luglio, quando viene spazzato via il piano-Fitd («il competente organo di controllo bancario comunitario esprimeva orientamento sfavorevole a tale progetto, che pertanto non si presentava percorribile» si legge nella sentenza), e si accumulano altre perdite, azzerando integralmente il capitale sociale. Nel film del dissesto i giudici fanno ricadere anche la risoluzione, che «hanno determinato l’individuazione di ulteriori perdite per complessivi euro/milioni 492,6», che togliendo le obbligazioni sub arriva a quota 433. Poiché l’intera azienda è stata ceduta all’ente ponte Nuova Cassa di Risparmio, alla vecchia Carife spa non sono rimasti che i debiti.

In una situazione come questa sembra avere poco senso indicare le tappe normalmente seguite in una liquidazione coatta amministrativa per cercare il ristoro dei creditori, in particolare gli obbligazionisti: non ci sono beni immobili da vendere, nè crediti da riscuotere o rami d’azienda da far fruttare.

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Una possibilità può essere rappresentata dalle azioni di responsabilità nei confronti degli ex amministratori, che la legge sulle liquidazioni coatte amministrative attribuisce direttamente ai commissari liquidatori, cioè Antonio Blandini. Sul piatto ci sono i famosi 100 milioni già richiesti al tribunale delle imprese di Bologna, ma la via non è ancora sicura (nessuno si è ancora espresso chiaramente sulla titolarità dell’azione) e molto lunga. La quota di debito assunta dal Fondo di risoluzione, 433 milioni, troverà invece una parziale copertura dai proventi delle vendite di Nuova Carife.

Per eventuali cause civili da parte dei risparmiatori può avere importanza il periodo nel quale è maturato il dissesto: la sentenza si focalizza molto sul 2015, quando la situazione della vecchia Carife è precipitata, ma tiene aperta una finestra sulle cause “a monte”, pre-periodo commissariale.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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