Aggiotaggio, falsi, ostacoli: la vera inchiesta su Carife
Dopo un anno e mezzo inquirenti di Ferrara al lavoro su reati concreti e diversi indagati. E c’è anche l’ipotesi di bancarotta dopo l’insolvenza dichiarato dai giudici
FERRARA. Da un anno e mezzo procura e finanza indagano sugli anni bui di Carife, gli anni dal 2007 al 2013 che hanno portato la banca prima al commissariamento e adesso l’hanno trascinata verso il fallimento dopo la dichiarazione dello stato d’insolvenza. Indagini su indagini in cui sono stati raccolti atti, documenti, carteggi e segnalazioni, esposti, denunce: in procura c’è un intero armadio che custodisce tutto questo, e da questo armadio escono, ovviamente, reati e indagati.
Diversi reati tecnici. Reati tecnici per cui si sta indagando che vanno dall’aggiotaggio, ai falsi e all’ostacolo nella vigilanza, reati che sarebbero legati all’operazione di aumento di capitale deciso, operato e portato a buon fine nel 2011 e che permise a Carife di superare - momentaneamente e per poco - la crisi. Reati che ovviamente secondo i meccanismi ovvi della procedura penale vanno attribuiti a persone, fisiche, a diversi indagati. Su tutto questo non trapela nulla dagli inquirenti, su tutto questo - da quanto appreso da fonti de la Nuova Ferrara - sono in corso da tempo valutazioni. E da tempo l’inchiesta ha, dunque, già fatto il salto: non più come “atti relativi”, come aveva spiegato un anno fa il procuratore Bruno Cherchi , ossia solo conoscitiva, senza ipotizzare reati o indagare qualcuno per essi.
Indagini prendono quota.
Da tempo l’inchiesta sugli anni bui di Carife ha preso quota. E ora potrebbe volare ancor più alto dopo la dichiarazioni dello stato di insolvenza, per cui tutti questi reati - e altri possibili di cui non si ha conoscenza - potrebbero essere assorbiti dalle ipotesi di bancarotta, che diventa - lo ricordiamo - una sorta di “collante giudiziario” per reati e fatti. Ipotesi di bancarotta (previsti dalla legge fallimentare, la 216) che dovranno esser valutate dalla procura, conseguenti - in linea teorica - allo stato d’insolvenza di Carife e che va verso il fallimento.
Parliamo di vecchia Carife.Stiamo parlando - precisazione doverosa e dovuta - di vecchia Carife che nulla ha a che fare con il nuovo istituto che ora sta cercando di ridare fiducia ai ferraresi e ai propri clienti. L’inchiesta, dicevamo, è destinata a far un salto di qualità perché al suo interno potrebbero essere rivalutati fatti del passato.
Uno sguardo al passato. Uno su tutti il caso Vegagest (il processo per truffa ai danni di Carife, a Milano), sul quale da tempo sono concentrate le attenzioni della procura che ne ha acquisito tutti gli atti. Solo un esempio, poichè l’indagine su Carife è destinata a diventare sempre più un maxi-contenitore, usato come tale in questi ultimi due anni per contenere atti di svariata natura.
Gli atti di Bankitalia. Quelli di Bankitalia (le due ispezioni e tutti i rilievi che ne sono seguiti), l’azione di responsabilità civile (conteggio di 309 milioni di euro di danni per la malagestione), gli esposti di cittadini o imprese che al momento dell’aumento di capitale erano stati convinti ad acquistare le azioni della banca.
Denunce degli azzerati. Ultime ma non ultime, nel contenitore finiranno le denunce degli azionisti e obbligazionisti azzerati dal decreto salvabanche, quelle dell’associazioni consumatori (denunce annunciate) tutte depositate in questi mesi, dal novembre scorso, a decine e decine, che gli inquirenti dovranno analizzare al più presto.
Blandini dovrà dire. Però, ciò che dovrà fare la procura nei prossimi mesi sarà valutare attentamente la relazione che il commissario liquidatore Antonio Blandini invierà al tribunale dopo la dichiarazione di stato di insolvenza. Nella sua relazione, Blandini dovrà indicare tutti i profili di natura penale: dovrà indicarli al giudice delegato e alla procura.
Da critiche a reati? E si ricordi chi è Blandini: commissario Bankitalia che assieme a Capitanio ha attivato azione di responsabilità civile per 309 milioni (ridotti a 100) contro 31 ex dirigenti ed ex membri cda di Carife. Dunque, se nell’atto civile ha sollevato aspre critiche nella gestione della ex dirigenza Carife, attribuendo responsabilità e contestando fatti e cifre, queste critiche non dovrebbero tradursi in reati penali contro gli stessi ex 31 dirigenti e membri cda?
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