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«Carife, le vere responsabilità non sono a Ferrara»

L'ingresso della sede Carife
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L'ingresso della sede Carife

Maiarelli (Fondazione): insolvenza inevitabile se un decreto porta altrove l’attivo. Il legale: nuovi spazi per i risarcimenti. Le paure dei clienti della nuova banca

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FERRARA. La storia Carife è finita in un buco nero di oltre 467 milioni di debiti, ed è comprensibilmente su questo, più che sulle cronache della Nuova Carife, si concentrava ieri l’attenzione della città. La prima cosa che molti diretti interessati fanno presente, la maggioranza senza rilasciare dichiarazioni, è che hanno saputo tutto dai giornali e non erano nemmeno stati informati dell’udienza del 10 febbraio con la quale il tribunale fallimentare ha deciso lo stato d’insolvenza della vecchia banca. Non è successo così altrove, in particolare ad Arezzo, per Etruria, il cui ex presidente Lorenzo Rosi ha potuto opporsi all’istanza d’insolvenza e pure presentare un’eccezione d’incostituzionalità del bail-in (entrambe richieste respinte), mentre ad Ancona, per Banca Marche, si sa che l’udienza è fissata per il 7 marzo.


L’udienza e la Fondazione
C’è qualche motivo particolare, magari legato al periodo e alle cause del dissesto, per il quale con Carife non è andata così? «Non lo sappiamo, ma chiederemo ai nostri legali se avevamo titolo per intervenire nell’udienza e cosa si può eventualmente fare ora - dice Riccardo Maiarelli, presidente della Fondazione Carife - Quanto successo l’ho letto sul giornale e devo dire che le conclusioni del tribunale non mi sorprendono affatto: quando per effetto di un decreto legge, l’intero attivo di una società viene spostato altrove (nella Nuova Carife, ndr) e lì dentro restano solo i debiti, l’insolvenza è inevitabile». Nemmeno l’entità del passivo è stata una novità per Maiarelli visto che «già il 23 novembre si scrisse che l’intervento del Fondo di risoluzione era di oltre 600 milioni, e se il patrimonio d i Nuova Carife è di 191 milioni, l’ordine di grandezza del passivo era desumibile. Se fa impressione una fine del genere per la vecchia Carife? Beh, bisogna però avere sempre presente che le vere responsabilità di tutto questo non sono a Ferrara, ma altrove, a Roma e in Europa. E questo vale sia per la Cassa che per quanto sta succedendo in generale al sistema del credito».


La sentenza e i ricorsi
La Fondazione studierà la sentenza nella speranza di trovarvi nuove cartucce da sparare all’udienza contro risoluzione e bail-in dell’1 marzo. Paradossalmente, è l’esatto contrario di quanto si augura Andrea Malfaccini, promotore del ricorso al Tar del Lazio contro il commissariamento: «Le mie istanze di fermano al momento del commissariamento, non vado oltre», cioè agli ambiti toccati dalla sentenza, che ricostruisce le vicende della vecchia Carife a partire dal 2013. Il timore dell’ex sindaco è in realtà che la sentenza possa essere utilizzata da Bankitalia per chiedere ulteriori slittamenti dell’udienza, peraltro ancora da fissare.


La sentenza e i risparmiatori
Benchè si parli esclusivamente di vecchia Carife, la notizia dell’insolvenza ha trasmesso un brivido a molti risparmiatori della banca. «Abbiamo in effetti ricevuto diverse chiamate da clienti della Nuova Carife, intimoriti per quanto si leggeva sui giornali - rivela Marco Cappellari, presidente Amici della Carife - Abbiamo ripetuto a tutti che la sentenza riguarda solo la vecchia banca mentre la Nuova Carife è una realtà super-capitalizzata che anzi sta attivando forti campagne promozionali. La sorte della vecchia Carife credo non sia una novità, al di là dell’aspetto emotivo che indubbiamente c’è».


L’impatto sulle cause
In che modo la sentenza d’insolvenza può incidere sulle possibilità risarcitorie degli azzerati? «In caso venga contestata la responsabilità di qualche ex amministratore in un’eventuale procedimento penale per bancarotta - riflette Massimo Cerniglia, legale esperto di diritto bancario - i risparmiatori potranno certamente costituirsi parte civile nel processo, per poi rivalersi anche in sede civile. Nei confronti della vecchia banca, mi sembra chiaro, non ci sono spazi perché si tratta di una scatola vuota». La novità che comunica Cerniglia, anche rispetto a sue precedenti valutazioni, riguarda gli spiragli per citare in giudizio la nuova banca, in barba alla “blindatura” della legge 180: «Proprio l’articolo 47 di questa legge ha alimentato una teoria secondo la quale sarebbe possibile far valere i propri diritti risarcitori sulla nuova banca, in caso d’importanti violazioni di regole di comportamento nella vendita non solo di bond, ma anche di azioni».


La polemica leghista
La dichiarazione d’insolvenza «è l’ennesima triste notizia che getta nuove ombre su certe gestioni del passato. Ci auguriamo che possa essere almeno l’occasione per fare finalmente chiarezza, anche sotto il profilo penale, sulle presunte responsabilità amministrative di quei vertici compromessi in questa vicenda, questioni da noi già denunciate nell’esposto-dossier inviato al presidente Mattarella». Così Alan Fabbri (Lega), unico politico a intervenire ieri.


Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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