«Eco formò gli studenti alla gioia del sapere»
Elisabetta Sgarbi ci racconta l’intellettuale: ha voluto rivendicare il senso della pluralità anche nel mondo della cultura
Vasta eco ha suscitato ovviamente anche a Ferrara la morte di Umberto Eco.
Del resto erano stretti i rapporti con la ferrarese Elisabetta Sgarbi, sia ai tempi della Bompiani, che nella nuova avventura editoriale nata in seguito e come reazione all’acquisizione di Rizzoli da parte della Mondadori.
Una vita, quella di Eco, caratterizzata dall’entusiasmo, dall’amore per la cultura in tutte le sue forme, dal desiderio di nuove prospettive culturali. Si era infatti appena lanciato nella fondazione della nuova casa editoriale, La nave di Teseo, insieme proprio a Elisabetta Sgarbi. Va ricordato che Elisabetta Sgarbi ha lasciato la Bompiani di cui è stata l’anima ed ha lanciato una nuova realtà editoriale - La Nave di Teseo - manifestando così il suo no più sentito a “Mondazzoli” e a Marina Berlusconi, «non donne incompatibili e incomunicabili per ideologia, ma per antropologia», come ha spiegato Umberto Eco a Repubblica.
È proprio l’editrice Elisabetta Sgarbi a lasciarci un ricordo dell’intellettuale, confermando che a marzo verrà pubblicato per La Nave di Teseo, l’ultimo lavoro di Eco, “Pape Satàn Aleppe”, saggio che raccoglie “Le bustine di Minerva”, dal 2000 ad oggi, rubrica che Umberto Eco aveva sull’Espresso.
Umberto Eco è stato tra i fondatori della nuova casa editoriale, La nave di Teseo. Ci può raccontare come vedeva questo progetto e quali motivazioni lo avevano portato ad abbracciare questa iniziativa?
«Eco, come noi, pensava che non fosse positivo per il precario ma fondamentale mondo dei libri italiano, che un editore concentrasse il 35 o il 38 per cento del secondo gruppo. Ha voluto rivendicare il senso della pluralità e della competizione anche nel mondo della cultura».
Che tipo di eredità lascia al contesto italiano?
«Eco ha formato migliaia di studenti alla gioia del sapere, alla curiosità, alla serietà dello studio, ma anche alla gioia della scoperta, della meraviglia».
La lungimiranza di Eco era nota. Ci può raccontare qualcosa in merito?
«La nave di Teseo è stata la sua lungimiranza».
«Era l'ultimo titolare del pensiero universale» ed era «un enciclopedista che ha dato la misura della memoria del mondo nel '900 come solo Benedetto Croce e Jorge Luis Borges hanno fatto»: così Vittorio Sgarbi ha ricordato Umberto Eco. Per Sgarbi, Eco «aveva un'intelligenza luminosa e applicata sia alle cose grandi della storia, della letteratura e dell'arte sia alle cose piccole come la sua celeberrima Fenomenologia di Mike Bongiorno». Un doppio interesse, quindi, che ha concentrato «nel modo migliore nelle ‘Bustine di Minerva’ dove c'era tutta la sua vasta dottrina».
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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