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Girolamo De Michele «Uno così pensi non debba morire mai»

È stata una di quelle personalità che non immagini possa morire. Di Umberto Eco ha sempre suscitato stima il fare schietto e coerente, che proteggeva gli spazi dedicati al pensiero dalle...

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È stata una di quelle personalità che non immagini possa morire. Di Umberto Eco ha sempre suscitato stima il fare schietto e coerente, che proteggeva gli spazi dedicati al pensiero dalle contaminazioni inutili. Indimenticabile quando si rifiutò di stringere la mano a Bondi, allora ministro della Cultura, durante una serata alla Milanesiana organizzata da Elisabetta Sgarbi, con la quale è salpato su La Nave di Teseo. L'ultima volta che passò per Ferrara con la sua lena pacifica fu nel dicembre 2007, accolto dal liceo "Ariosto". «Sono stato un suo studente - ha raccontato Girolamo De Michele - e un suo collaboratore: abbiamo scritto a quattro mani Storia della bellezza. In virtù di questo, Eco si volle sdebitare incontrando gli studenti, senza chiedere nulla alla scuola. Tra l'altro, rimase sorpreso dalla loro preparazione». E De Michele continua a impiegare alcune sue opere come docente. «Due in particolare - ha proseguito - una conferenza che pubblicò in “A passo di gambero”, nella quale riuscì in dodici brevi punti a dare un'unica definizione per tutti i fenomeni legati al Fascismo. L'altra è una specie di scherzo, sui dotti di Salamanca in Apocalittici integrati, i quali sostenevano prima che l'America non esistesse, poi che comunque fosse male, non ricredendosi neanche di fronte al ritorno di Colombo. Un testo validissimo nei confronti di chi ostacola oggi le adozioni gay, fingendo che non esistano paesi come gli Stati Uniti, dove già sono nella norma».

Negli anni in cui De Michele ha patito il precariato intellettuale, e scriveva per arrotondare, le collaborazioni con Eco sono state le sole pagate bene e puntualmente, mentre troppo spesso si ritiene che la paga sia l'onore di firmare: «Gli riconosco un grande stile - ha concluso - che raramente ho trovato nell'ambiente. Ricordo ancora le sue lezioni sul Medioevo. Mi ha insegnato a cercare una ragione anche in testi bizzarri, a distanza di secoli dalla loro concezione».

Matteo Bianchi

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