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«Il suo è stato uno sguardo onesto»

«Il suo è stato uno sguardo onesto»

Il ricordo del professor Scalise, collega ma soprattutto amico dello scrittore

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«Sappiamo che tutti andiamo ineluttabilmente verso la morte: di fronte a questa evenienza non abbiamo che uno strumento: il riso». Con questa citazione di Umberto Eco, Sergio Scalise, docente ordinario di Linguistica generale all’Università di Bologna, ma che ha insegnato per sette anni, dal 1990 al 1997 all’Università estense, ama ricordare il suo collega. Sul finire degli anni ’90, quando rettore era Pietro Dalpiaz, Sergio Scalise era Preside della facoltà di Lettere, e invitò il celebre semiologo a tenere una lezione magistrale. «Il successo della giornata fu enorme: l’aula magna era stracolma. Parlò per circa due ore, perché Eco aveva un forte senso della professionalità e quando accettava gli inviti, e quello fu accettato solo, mi piace pensarlo, per amicizia, si dedicava senza lesinare le sue energie». Ma i ricordi del professor Scalise non finiscono, perché furono colleghi all’Università di Bologna. «È vero che Umberto Eco era un “tuttologo”, ma era un tuttologo sapiente: parlava di logica, di linguistica, di filosofia, con cognizione di causa.Il suo è stato uno sguardo critico, appassionato, onesto e divertente ed aveva il formidabile dono di saper catturare l’attenzione di ogni interlocutore. Aveva la capacità invidiabile di essere interessante anche parlando di cose non rilevanti: basti pensare a quel fortunato libretto, Come si scrive una tesi di laurea, che ha avuto un successo enorme. Ma tanti sono stati i settori nei quali Eco ha lasciato un'impronta: dalla critica letteraria alla logica alla scrittura creativa, dove il suo romanzo Il nome della rosa divenne un best seller mondiale in poco tempo. Il suo successo varcò presto i confini nazionali: veniva chiamato in tutto il mondo e ne è testimonianza il fatto che ricevette 40 lauree honoris causa. Nella vita privata voleva stupire e divertire, e ci riusciva sempre, risultando anche interessante». In ambito universitario, «l’eredità più cospicua che Eco ha lasciato, è la lettura semiologia del mondo, in tutte le sue forme: della vita quotidiana (Fenomenologia di Mike Bongiorno si intitolava un capitolo di Diario Minimo) alle scienze». (v.c.)

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