Palaspecchi delle mie brame
L'editoriale del direttore della Nuova Ferrara sull'immobile di via Beethoven
FERRARA. Al pizént. Il signor sindaco sa che questo è uno dei soprannomi che gli incoronano il carattere? E che tradotto vuol dire “l'infiammabile”, “quello che punge”? Tiziano Tagliani non fa una piega davanti al mezzo bicchiere di lambrusco sotto temperatura standard che sorseggia mentre mi ascolta. Non batte ciglio e ha la risposta pronta: «In questa città se non mordi sei morto».
Non è il vino rubizzo, ruvido e freddino a scaldare l’argomento, bensì il Palazzo degli Specchi. Quell’immobile pachidermico e trasparente che in via Beethoven negli anni Ottanta doveva rappresentare architettura e residenza dell’avvenire, e che invece è rimasto vuoto, ramingo, fantasma. Anzi, oggi è popolato da abusivi, clandestini, stranieri, sconosciuti, discariche, fuochi, miserie e pericoli.
CALCI IN CULO
In tali condizioni il Palazzo degli Specchi è diventato l’epicentro urbanistico della battaglia leghista contro il sindaco. Un conflitto duro e crudo che per il lessico politico classico passa come “Tagliani sotto attacco”, mentre per l’espressionismo anatomico leghista è scolpito nel motto “A calci in culo. Tagliani a casa”. Scusate, ma gli ideogrammi leghisti son questi. Levigarli significherebbe non fare un servizio alla verità.
Siamo al cospetto del metodo Naomo, soprannome di Nicola Lodi, l’uomo-ruspa reclutato dal plenipotenziario consigliere regionale, segretario provinciale Alan Fabbri. Quest’ultimo deve prestare molta attenzione al contenimento dell’uomo-ruspa. Oggi fa comodo, ma domani non si sa, perché se paragonato a lui è come Mangiafuoco rispetto alla Fata Turchina. Ma questa è un’altra storia, interna alla Lega.
OSTINATO
Quel che non mi convince è l’ostinazione con la quale Lodi batte sull’incudine del Palazzo degli Specchi. Non c’è una sua esibizione settimanale o quotidiana che non riguardi la struttura riflettente. Lodi sa che più che mandare a casa il sindaco, con le sue maniere può compromettere la soluzione del problema trentennale rappresentato dal “magone” di questo pezzo di città. Insomma, c’è una congiuntura. Qualcosa non quadra.
FRA DUE SETTIMANE
Mi spiego: entro un paio di settimane verrà depositato il piano di ristrutturazione del debito del Gruppo Parnasi (proprietario dell’immobile); ciò permetterà di svincolare le garanzie che un istituto bancario vanta sul Palazzo degli Specchi e far decollare l’immobiliare “Investire” e quindi i promotori Parnasi, Acer, Vittadello e la Cassa Depositi e Prestiti che hanno lo scopo di riconvertire la struttura in nuove aree commerciali e residenziali per un impegno di oltre 40 milioni.
Contemporaneamente a questo percorso la Lega martella con gli happening davanti al comando dei carabinieri, volantinaggi, solleciti al prefetto, incursioni all'interno, escursioni sulla cima, esposizione di striscioni, la presentazione di un esposto alla procura della Repubblica che evoca di tutto: rischio igienico-sanitario, occupazioni e illegalità diffusa, pericolo incendi, sversamento illegale di rifiuti, inquinamento...
Gli strateghi militari la definirebbero una guerra di disturbo, così martellante che l’eventualità di un contenzioso, di un ostacolo, di una frenata avrebbe già fatto soprassaltare qualche importante socio dell’impresa di recupero e ristrutturazione.
DIRITTI D’AUTORE
Simultaneamente, ad esempio, l’ingegner Roberto Mascellani ha avanzato diritti d’autore sul progetto del Palazzo degli Specchi, e in un’altra circostanza ha osservato che sarebbe meglio spendere i soldi per la sua Darsena City.
Per decenni il Palazzo degli Specchi è stato l’oggetto passivo di polemiche stanche, e ora, nel momento delicatissimo della metamorfosi, diventa il campo di un combattimento a calci e ruspa, esposti e diffide. C’è dell’altro dietro gli specchi? La risposta si può rintracciare in qualche fraseggio che il solito Lodi posta sul suo profilo Facebook. Venerdì: "Ruspe accese! Siamo più determinati che mai!! Tagliani ammetta il fallimento del progetto senza dare le colpe a nessuno! La colpa del fallimento è solo dell'amministrazione Pd!”.
BUONI MOTIVI
Lodi ce l’ha con il progetto di recupero e riconversione del Palazzo degli Specchi, e ne evoca-augura il fallimento. In un altro post dell’1 febbraio: “La Lega Nord ribadisce che sta dalla parte dei cittadini, dalla parte della legalità, dalla parte della giustizia e dalla parte chiara e non opaca! Non interessano le vicende tra Mascellani e Tagliani, ritiene però giusta ogni denuncia su ciò che sta venendo a galla! Se Mascellani denuncia avrà buoni motivi, e la magistratura dovrà verificare, spero che Mascellani racconti tutto ciò di cui è a conoscenza, sia fatti, sia persone coinvolte!”.
In diverse occasioni Lodi ha minacciato di tirar fuori altre cose che sa e conosce. È un avvertimento che nell’insalata verbale leghista va analizzato singolarmente, ben al di là delle rozzezze, degli slogan naif o cavernicoli. C’è un codice.
Sarebbe cosa utile capire chi o cosa, sempre Lodi, intende cacciare a forza di calci nel culo: chi vive abusivamente dentro l’immobile? Il sindaco Tagliani? Oppure più precisamente l’iniziativa progettuale, funzionale e finanziaria che cambierà lo stabile?
Un altro quesito immediato è questo: la Lega personificata da Lodi sta guerreggiando per cacciare gli abusivi e restituire il Palazzo degli Specchi alla città, oppure sta minandone il progetto invocando che lo stabile sia raso al suolo?
ALTRI TRENT’ANNI
Anch’io sorseggio il mezzo bicchiere di lambrusco. Tagliani trascinato su questo fronte di domande sentenzia che il bellicismo e le allusioni della Lega non lo sfiorano. E insiste sullo sgombero degli occupanti che “dovrà avvenire con dignità”. Con i guanti bianchi, il tappetino, il cestino-pranzo? «Se là dentro ci sono criminali e ricercati quelli vanno portati in galera - spiega Tagliani -, se ci saranno persone, famiglie, bambini, che farà la Lega? Le prenderà a calci nel culo insieme al sindaco?».
E aggiunge: «Guardi che se va male, se il piano di recupero dovesse saltare, il Palazzo degli Specchi lo terremo lì così com’è altri trent’anni».
s.scansani@lanuovaferrara.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
