Don Perelli, prete vicino ai poveri
Non sorrideva mai, ma aveva un cuore grande. Severo con il potere
Sabato, alle ore 5,15, è morto don Guglielmo Perelli, sacerdote della nostra diocesi di Ferrara-Comacchio. È passato da questo mondo all'altro mondo nella consapevolezza che la vita è un grande dono e così pure la salute. Nel prendere congedo da lui, alcuni giorni prima, gli avevo posto la domanda: "Ha bisogno di qualche cosa che io possa fare?". Mi aveva risposto con una certa tristezza: "Avrei bisogno di un poco di salute ed ho una grande nostalgia della mia casa".
Don Guglielmo, nei tanti luoghi dove ha esercitato il ministero sacerdotale, ha vissuto tutta la vita nello stile del profeta, lui che era nato fra i campi assolati di Jolanda di Savoia. Aveva scelto di essere sempre voce infuocata e, se possibile, anche ispirata. E' morto ad ottanta anni nella clinica Quisisana, in silenzio e segnato nel corpo dalla vecchiaia e da una malattia devastante.
Per i ragazzi, per i giovani e per molti adulti era "Dongu". Per chi aveva un rapporto meno confidenziale era semplicemente: Don Guglielmo. Non sorrideva mai, ma chi lo frequentava si accorgeva che aveva un cuore grande che abbracciava tutto il mondo, in particolare i poveri, i diseredati. Don Guglielmo era una persona diretta, capace di andare sempre al nocciolo di ogni questione. Per lui l'esteriorità non contava nulla, non sopportava la minima ingiustizia inflitta ai più deboli e condannava il perbenismo dietro al quale il mondo spesso si nasconde. Il suo motto era sicuramente "Pane al pane e vino al vino". Per questo la sua persona poteva non risultare gradita ad alcuni e affascinante per molti altri.
Quando accennava alla politica non era mai disposto a lisciare il pelo a coloro che erano al potere. Sempre prendeva posizione a favore della trasparenza e del bene comune. Non ammetteva la minima ipocrisia. Quando accennava alla Chiesa non era meno tenero. Si rifaceva sempre alla Comunità primitiva degli Atti degli Apostoli: una Chiesa che doveva essere sempre pronta ad annunciare la Parola e che doveva impegnarsi nella lotta per guarire sofferenze, ingiustizie, persecuzioni.
Lo studio della "Parola", con la P maiuscola, era la sua grande gioia e passione, anche negli ultimi dieci anni trascorsi in pensione nel suo piccolo appartamento di Codrea. Ogni giorno dedicava qualche ora all'esegesi di qualche libro della Bibbia e in tanti anni aveva accumulato una grande dimestichezza e conoscenza della Parola. Da qui gli veniva la convinzione del primato del Signore nella vita degli uomini. Don Guglielmo poi non solo conosceva la Parola di Dio, ma la viveva.
Alcuni dicono che il "profeta" è colui che porta agli uomini la Parola di Dio, altri affermano invece che il profeta è quello che vede con gli occhi di Dio. Sono convinto che don Guglielmo cercasse di vedere le persone e le cose con gli occhi di Dio e per questo non sempre poteva essere compreso sul momento. Il mondo e la società, si sa, arrivano sempre in ritardo ed hanno bisogno che qualcuno faccia loro da battistrada.
Fu così anche diversi anni fa, quando la Chiesa ferrarese faceva fatica ad applicare le direttive del Concilio Vaticano secondo, in particolare quanto riguardava l'istituzione del diaconato permanente. Don Guglielmo si impegnò tanto e si spese molto per l'istituzione e la formazione dei diaconi sposati nella Chiesa. La parrocchia di Quacchio fu il primo centro e punto di riferimento per la consacrazione delle persone al diaconato.
Ora don Guglielmo riposerà con il suo corpo nel camposanto di Cona, accanto al fratello Franco con il quale aveva condiviso la vita nel suo ministero sacerdotale. Avrò modo di visitare spesso la sua tomba e ogni volta mi sembrerà di sentire le parole di Gesù … ma con la voce di don Guglielmo: "Guai a voi scribi e farisei ….. venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi ed io vi ristorerò".
*parroco di Quartesana
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