Fa due aborti, cinque medici indagati tra Ferrara e Cento
Inchiesta della procura: dopo la fecondazione assistita la donna di 43 anni era al 6° mese aspettava due gemelle. In corso perizie per stabilire se i due feti sono nati morti o vivi
FERRARA. Anna aveva un sogno: diventare madre, e dopo tentativi e tentativi, all’età di 43 anni a seguito dell’inseminazione artificiale con ovodonazione in Spagna, a Valencia, era riuscita a portare avanti una gravidanza, fino al 6° mese, di due gemelline: era il novembre 2014.
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All’improvviso, però, il sogno si è trasformato in complicazioni e nel ricovero in ospedale dove ha perso le bimbe che aveva in grembo e adesso il tutto è diventato una inchiesta giudiziaria. Perchè dopo accertamenti che lei stessa fece per conoscere i motivi della gravidanza interrotta, avrebbe scoperto che se del primo feto nato 4 giorni prima (il 14 novembre) si hanno documenti che sia stato cremato, del secondo feto non si sa nulla, sarebbe scomparso, o almeno non vi sono tracce nei documenti sanitari del Sant’Anna di Cona.
Ora su tutto ciò che è accaduto durante le visite al Pronto soccorso - di Cento, prima, e di Cona poi, a cavallo tra il 14 e il 18 novembre 2014 - e sulle cause che hanno portato i due feti ad essere espulsi è aperta una inchiesta della procura: una indagine entrata - solo ora a distanza di oltre un anno - nel vivo con perizie medico-legali che dovranno aiutare la pm Barbara Cavallo a far luce su questa drammatica, intricata e per nulla scontata vicenda, poichè dall’interno del Sant’Anna di Cona danno spiegazioni diametralmente opposte a quelle denunciate sulle cause del dramma. Per svolgere indagini ed eseguire gli esami tecnici sono stati indagati 5 medici tra Cento e Ferrara, e le accuse che vengono mosse loro - a vario titolo e si faccia attenzione - sono al momento i reati di procurato aborto ed omissione d’atti d’ufficio.
Sul dramma di Anna (nome inventato) sono in corso perizie medico legali che dovranno stabilire, sopra a tutto, se i due feti espulsi - o almeno il dubbio c’è sul secondo - siano nati vivi oppure no: e dunque occorre accertare con chiarezza se si trattava di feti oppure di “prodotti del concepimento”, differenza prevista dalla legge sull’aborto la 194/78, a seconda del periodo di gestazione.
I periti (ben 4 per la procura, Fortuni, Maluoni, Demaria e Linarello e due per gli indagati, Marinelli e Guerrini) dovranno dare risposte precise alla pm Cavallo: sulle cause dell’aborto del feto espulso il 14 novembre 2014 e le cause dell’aborto o decesso del feto espulso 4 giorni dopo, il 18 novembre. I periti dovranno indicare anche alla procura se i comportamenti dei medici coinvolti (quelli dell’Ostetricia) siano stati corretti, poichè secondo l’accusa, la neonatologa non sarebbe intervenuta al momento del parto del secondo feto sul quale i periti dovranno accertare la vitalità, se insomma respirava oppure no.
Le stesse dottoresse di Ostetricia-Ginecologia - ipotesi d’accusa, contro cui medici e legali si difenderanno - avrebbero omesso di eseguire valutazioni sul feto, anche se il Sant’Anna ritiene che anche il secondo fosse nato morto, non respirava e dunque non vi sarebbe stata nessuna possibilità di salvare la piccola. La procura - come ipotesi - indica come omissione il comportamento dei medici che non avrebbero redatto certificati di espulsione del secondo feto. In questi casi, vengono compilati questi documenti che attestino l’esito del parto con aborto: nel caso del 2° feto non vi sarebbe traccia di questo nè in cartella e non sarebbe stato trasmesso agli uffici competenti per il trasporto e lo smaltimento, la cremazione.
Cremazione che potrebbe - al momento solo una ipotesi - esser avvenuta per entrambi i feti insieme. Occorre sottolineare e ricordare, ultimo ma non ultimo, che dopo l’espulsione della seconda bimba, la mamma fu ricoverata in rianimazione e qui i medici del Sant’Anna le salvarono la vita. Su tutto questo la parola va ai tecnici: la perizia inizierà il 1 marzo.
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