Allergie a Ferrara, attenti a graminacee e alternaria
Parte domani in Castello il 3° congresso regionale della Società di allergologia pediatrica dedicato alle scelte "sagge" del bambino allergico
FERRARA. Domani e sabato, in Castello Estense, si svolgerà il 3° congresso regionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica dedicata al tema “Il Pediatra di fronte al bambino allergico:le scelte proposte con cura e saggezza per la miglior qualità di vita ”. Il meeting è organizzato dall’Università degli Studi di Ferrara, dall’azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara, e dalla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) dell’Emilia Romagna.
Il convegno, presieduto dalla prof. Caterina Borgna, direttore della Pediatria del Sant'Anna e della Scuola di Specializzazione in Pediatria di Unife, e dal prof. Giovanni Cavagni, coordinatore Regionale SIAIP, vede il coordinamento scientifico dei Prof. Lucetta Capra e Diego Peroni, professore associato, responsabile del Centro di Allergologia e Immunologia dell’azienda Sant'Anna.
Secondo i dati riferiti dal Libro Bianco della World Allergy Organization, appena presentato al congresso dell'American Academy of Allergy, Asthma and Immunology - scrive l'organizzazione del congresso, la Siaip - nel mondo ci sono «oltre 300 milioni di asmatici, 400 milioni di persone con rinite allergica, centinaia di milioni di allergici "vari" (i soggetti che hanno una reazione ad alimenti, tra intolleranti e veri allergici sono calcolati approssimativamente in mezzo miliardo). La cosa più preoccupante è che vi è la tendenza a un incremento continuo delle allergie anche nel nostro Paese: soprattutto nei centri urbani negli ultimi 30 anni la frequenza di alcune forme di allergia, come l’asma, la rinite e la dermatite atopica, sono raddoppiate o triplicate. In Italia si prevede che entro il 2020 un bambino su due soffrirà di rinite allergica».
Il perché di tutto questo, sottolinea ancora la Siaip, è legato allo stile di vita. Il nostro modo di vivere è molto cambiato, tanto che le allergie vengono oggi considerate il prezzo del miglioramento della qualità della vita degli ultimi decenni. Infatti è stato dimostrato come i bambini cresciuti in fattoria di campagna abbiano una probabilità di allergie molto inferiore rispetto ai bimbi di città: il motivo è tutto nel contatto con un gran numero di infezioni durante l'infanzia. Perché il sistema immunitario, impegnato a combattere contro i germi dell'ambiente, non si sottrae ai propri compiti e non punta la sua risposta contro sostanze innocue, come invece accade nell'allergico. In Italia si è passati da un 10% della popolazione che nel 1950 soffriva di una manifestazione allergica alla frequenza attuale di oltre il 30%, comprensivo di bambini e ragazzi. Sembra che al momento del parto un ambiente eccessivamente igienizzato impedisca agli anticorpi del neonato, predisposto alle allergie,di trovare subito i germi contro cui sono deputati a combattere e come conseguenza rimangono “disorientati. Così tendono ad aggredire, come nuovi “nemici”, elementi innocui come i più comuni alimenti (latte e uovo), pollini, sostanze particolari che entrano in contatto con la pelle.
Da qui il boom di allergie caratteristico di tutti i paesi sviluppati, come l’Italia. Se a tutto questo - prosegue il comunicato della Siaip - si aggiunge la qualità dell'aria che respiriamo, peggiorata per colpa dello smog (corpuscolato ecc.) e anche per il fumo di sigaretta, ecco spiegato il maggior pericolo di asma e allergie: un sistema immunitario già "indebolito", esposto continuamente all’aggressione di polveri e vapori con effetti proinfiammatori, rischia di sviluppare una risposta esagerata di tipo pro-allergenico.Le allergie in crescita sono quelle respiratorie, seguite dalle allergie alimentari; i bambini intolleranti a latte, uova, nocciole e altri alimenti sono raddoppiati. Il riscaldamento globale aumenta la liberazione dei pollini allergizzanti e allunga la stagione degli starnuti: negli ultimi anni basta il primo sole per veder impollinare la parietaria e le graminacee, a volte già all'inizio di marzo. In Italia, il 10% dei bambini al di sotto dei 14 anni soffre di asma bronchiale che, nell’80% dei casi, è provocata da allergie, il 18-20% soffre di rinite allergica, mentre il 10% può presentare dermatite atopica.
In Emilia Romagna l’allergia più frequente è quella al polline di graminacee, che colpisce oltre il 60% dei bambini allergici in età scolare con rinite, congiuntivite ed asma bronchiale soprattutto tra marzo e giugno. Nella provincia di Ferrara è molto comune anche la sensibilizzazione ad alternaria, una muffa dell’ambiente esterno.
Nel corso del convegno si parlerà delle problematiche legate all’allergia respiratoria, inparticolare all’asma, per raggiungere l’obiettivo sia di controllare la malattia che di individuare soluzioni pratiche adatte a favorire l’accesso e la permanenza deibambini allergici e/o asmatici in luoghi sportivi, scolastici e di svago. E’ necessario che in questi luoghi gli ambienti e il cibo siano adeguati alle esigenze dei piccoli - è l'invito degli specialisti - e gli operatori scolastici e sportivi siano opportunamente informati e preparati sulle patologie allergiche e respiratorie. Inoltre verrà dedicato ampio spazio alle nuove terapie volte adesensibilizzare i “superallergici” sia respiratori, sia alimentari.
Tra i temi, quello delle allergie alimentari: si farà chiarezza anche sulle diagnosi e sui problemi di definizione e approccio delle malattie allergiche della pelle, in particolare dermatite atopica e orticaria angioedema. Inoltre si approfondirà l'argomento delle intolleranze alimentari che colpiscono il 10% dei bambini e che spesso vengono confuse con le allergie alimentari gravi che riguardano, invece, fortunatamente solo il 3-4%. Poiché le malattie ricorrenti dei bimbi vengono spesso confuse con allergie alimentari, è opportuno, prima di eliminare qualsiasi alimento dalla loro dieta, sottoporre i bambini che presentano problemi legati al cibo ad accertamenti clinici adeguati presso centri di riconosciuta specializzazione. Senza un inquadramento clinico complessivo, infatti, si rischia di compromettere, scompensandolo, l’apporto nutrizionale necessario alla crescita.
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