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Petaloso, la neo-parola che corre sul web

di Sergio Armanino
Petaloso, la neo-parola che corre sul web

L'hashtag invade i social e in 24 ore diventa virale. Su Facebook e Twitter citazioni e condivisioni a raffica, ma anche invenzioni folli

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FERRARA. Era da tempo che un hashtag non riscuoteva un successo del genere. Circa alle 18.30 di martedì Margherita Aurora, l’insegnante del bambino che ha coniato il nuovo termine, pubblica sul proprio profilo Facebook la vicenda e le foto della lettera ricevuta dall’Accademia della Crusca. In men che non si dica #petaloso diventa virale: la storia - da libro “Cuore” ma in tutta la sua modernità - piace, riscuote consenso, commuove quanto i gattini che spopolano da sempre in rete, con l’amplificazione data dal bambino-protagonista, dalla novità, dalla spontaneità, dalla tenerezza insita nel termine. C’è voglia di primavera, accoglierla con un “petaloso” è il top. E così l’hashtag #petaloso è decollato (ampiamente sopra quota 10.000 tweet), piazzandosi ieri stabilmente in cima alle tendenze di Twitter Italia, sopravvanzato solo da #zootropolis, l’ultimo film della Disney, ma quest’ultimo è sponsorizzato. Di più. Tempo fa anche Facebook ha lanciato gli hashtag (parole identificative di un argomento con il simbolo # davanti), ma senza riscuotere alcun successo: ebbene, #petaloso ha rotto questo tabù, spopolando anche sul social di Mark Zuckerberg (e c’è da giurare che i “suoi” stanno già studiando il fenomeno).

Gran merito di tutto questo, in verità, è dell’Accademia della Crusca: rispondendo al piccolo Matteo, gli spiega - in sostanza - che una parola nuova può entrare nel vocabolario solo quando diventa di uso comune. Una sfida che il popolo della rete fa sua, con la velocità che contraddistingue il mezzo di comunicazione, un po’ per dare soddisfazione al piccolo inventore, un po’ per sentirsi tutti parte dell’impresa. Si moltiplicano, così, le condivisioni, le citazioni, le creazioni di vignette (anche dissacranti): tutto l’armamentario spendibile sui social network prolifica in maniera esponenziale.

Non senza effetti collaterali, come la pioggia di richieste di amicizia su Facebook piombate addosso all’insegnante del piccolo Matteo. E non senza furbizie. Anche grandi catene commerciali e aziende si accorgono dell’esplosione di #petaloso sul web e immediatamente ne approfittano a scopi pubblicitari. Cavalcare l’attimo (perché, si sa, le mode sul web tramontano in fretta) è la parola d’ordine per chi su questo genere di fenomeni lavora e crea reddito, ovvero sfrutta tutto a fini comunicativi. Ci perdonerà il presidente del consiglio Renzi, dunque, se con il suo tweet alle 13 di ieri ci suscita il sospetto che si sia volute mettere in scia: diremmo, per citarlo, #matteostaisereno.

Per non farsi mancare nulla, poi, su Facebook nascono le pagine prodotto/servizio (con tanto di sito internet e cover per cellulari in vendita), quattro comunità (una rimanda a un blog), un evento con tanto di località Petaloso in Lucchesia e il Petaloso Day fissato per il 30 aprile (chissà perché non il 21 marzo, equinozio di primavera).

Silvia Nalon compone filastrocche e le twitta: «Che parola #petaloso! Ti interessa, sei curioso? Chiedi a Crusca, l’Accademia, di parole mai astemia!», «Un buongiorno #petaloso dopo un sonno di riposo, che sia un giorno strepitoso, divertente e appetitoso».

Ma non sono tutte rose e viole. Ieri mattina alle 10.30 - non è la prima, nè la sola - ecco un’autorevole voce discordante. Selvaggia Lucarelli twitta (senza hashatg, ma, con oltre 400mila follower, un’influencer come lei non ne ha bisogno...): «Se entra nel vocabolario #petaloso non vorrei si aprisse la porta pure a #ciaone».

Rudy Bandiera, influencer di casa nostra, accusa il colpo e si lamenta: «Cioè, tutti oggi parlano di #petaloso? ma vorrei sottolineare che io ho inventato decimillaia di parole!», proponendone una sfilza, tra cui scegliamo lovvotica («religione basata sull’ammore e su Davide Licordari»).

Alle 15, poi, piomba su Facebook la satira tagliente di Lercio: «Ultim’ora: l’Accademia della Crusca approva l’aggettivo “Bertolaso” per indicare le cose fatte a c...».

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