La Nuova Ferrara

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La procura invasa dalle obbligazioni

di Daniele Predieri
La procura invasa dalle obbligazioni

Centinaia di esposti sugli investimenti “subordinati” oggi azzerati diventano indagini sui profili di rischio e ipotetici raggiri

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Sono arrivati in procura a centinaia: segnalazioni, esposti e quant’altro da parte degli obbligazionisti subordinati di Carife, azzerati come tutti gli altri clienti delle banche “gemellate” dal salvabanche, Etruria, Banca Marche e CariChieti. E adesso tutti questi atti, a centinaia, sono diventati altrettanti fascicoli d’inchiesta perché gli inquirenti - questa la certezza - ora dovranno vagliare tutte le posizioni di chi in Carife aveva investito nelle obbligazioni subordinate e ora si è visto azzerati capitali e fiducia, nella banca stessa. Accusando - di fatto - chi aveva venduto questi prodotti finanziari, forse - ed è questo che si dovrà dimostrare - inducendoli in errore.

Lo aveva detto, del resto, lo stesso procuratore capo Bruno Cherchi nei giorni scorsi che la procura avrebbe valutato tutte queste posizioni, e gli atti conseguenti depositati in procura, verifiche che verranno fatte non attraverso una inchiesta unica, ma fascicolo dopo fascicolo. Una verifica giudiziaria che però potrebbe non rappresentare la priorità, visto che dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza di Carife gli inquirenti dovranno valutare - prima - se sussistano o meno ipotesi di reati fallimentari, dalla bancarotta semplice a quella fraudolenta, in attesa della relazione del curatore Antonio Blandini.

Verificare le posizioni degli obbligazionisti subordinati sarà un’impresa titanica, perché occorrerà in primis acquisire tuta la documentazione bancaria (nel caso i singoli clienti, assistiti da associazioni consumatori o altro) non abbiano allegato tali carte ai loro esposti.

Primo tra tutti i profili di rischio dei clienti azzerarti: se ad esempio un cliente Carife, pensionato, avesse avuto in scandenza dei Bot (non a rischio) e alla loro scadenza gli fossero state offerte invece obbligazioni subordinate, occorrerà valutare come e con quale documentazione di supporto sia avvenuta questa proposta. Si può ben immaginare che tutto è soggettivo, varia da caso a caso e che nell’eventualità dell’ipotesi (di scuola e null’altro) potesse esser ipotizzata la truffa occorre supportare questo reato con riscontri ben più incisivi che non la parola di un cliente. Per validare l’ipotesi di truffa occorre siano provati artifici e/o raggiri (dolosi) messi in atto da chi propone o vende qualcosa. E se l’atto penale è di difficile concretizzazione, si può immaginare quale sia l’esito della richiesta danni: per non ingenerare illusioni o false speranze, quella del penale - spiegano fonti della Nuova Ferrara - non è la strada più percorribile. Più concreta e forse con margini di soddisfazione, sarà quella della Autority al lavoro sugli arbitrati.

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