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Un errore da vocabolario

Il piccolo inventore della parola tenera: petaloso

Marcello Pulidori
Il piccolo inventore della parola tenera: petaloso

Incontro con Matteo Trovò, scuola elementare di Copparo

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COPPARO. «Sono saturo di vita digitale, voglio tornare al mondo reale». L’avesse detto un anziano gentiluomo, incapace di distinguere un tablet da un vassoio, non ci avremmo nemmeno fatto caso. Ma l’ha scritto Andrew Sullivan, l’archetipo dei blogger, uno dei primissimi giornalisti tradizionali ad abbracciare il “mondo nuovo”. Ma cosa può mettere in correlazione Sullivan con il piccolo genio di Copparo che ha inventato la parola petaloso? Una prima similitudine c’è: entrambi, pur se su binari diversi, hanno compiuto qualcosa di grande lontano dal quel nuovo mondo.
Sta di fatto che la sua frase, la frase di Sullivan, calza a pennello come trampolino per lanciare e raccontare la bella cosa accaduta a Copparo. Classe 3/C delle scuole elementari “Oreste Marchesi” di Copparo, compito in classe. La maestra, donna intelligente e piena di vitalità, ricca di senso dell’umorismo ed autoironia, assegna la traccia: associare almeno 2 aggettivi al sostantivo margherita. Non poteva essere altrimenti perché lei, la maestra, si chiama Margherita Aurora, e già il suo nome pare uscito da un libro di Dickens. Una maestra da prendere come esempio. Ma su di lei torneremo più avanti.

Gli aggettivi, dicevamo. Perché è qui, hic et nunc, qui e ora, che entra in gioco Matteo Trovò, 8 anni, un sorriso da timidone ma un’indole da scopritore. E difatti uno dei suoi due aggettivi (l’altro è stato il già noto “profumato”), petaloso, buttato lì così con la meravigliosa e semplice purezza dei bimbi, richiama l’attenzione della docente che, anche lei, a questo punto s’inventa un bel colpo di tacco: inviare una lettera niente meno che all’Accademia della Crusca, a Firenze, proponendo petaloso (cioè, pieno di petali) come parola nuova e come tale inseribile nel dizionario della lingua italiana. Detto e fatto. La lettera arriva a destinazione e viene subito presa in serissima considerazione. Tanto seria, la considerazione, che il 16 febbraio scorso la responsabile della redazione linguistica dell’Accademia, professoressa Maria Cristina Torchia, risponde scripta manent, che i prossimi dizionari dovranno inserire la nuova parola tra le altre e spiegarne il significato. Da quel momento, apriti cielo. Petaloso fa il giro d’Italia, e poi del mondo intero. Su Twitter, Facebook e su tutte le altre irreversibili diavolerie che ci accompagneranno fino all’eterno riposo (ecco Sullivan che ritorna. Ma va anche detto che cercare di limitarle, queste diavolerie, non solo sarebbe sbagliato ma equivarrebbe a spargere profumo di Hermès sulla gobba di un dromedario). Mamma Lisa, commessa, accetta il nostro invito per l’intervista (a scuola); papà Marco, rappresentante, non c’è ma ce lo immaginiamo già con gli occhi lucidi di fierezza. Arriva persino il pensiero del premier, da Matteo a Matteo, (insomma, uno che coi social ci sa fare): «Grazie al piccolo Matteo - scrive il presidente del consiglio Renzi su Twitter - , grazie Accademia Crusca una storia bella, una parola nuova».

Così Matteo Trovò e il suo petaloso viaggiano nel pianeta. A volte le storie belle non c’è bisogno di andarle a scovare chissà dove, arrivano da sole. Soprattutto quando le maestre sono come Margherita, ricca di una dote preziosa come una gemma: quella di far amare ai propri alunni i libri, la scuola, lo studio. Come il prof John Keating nel film L’attimo fuggente. Averne, di questi insegnanti. E sarebbe piaciuta anche a Pier Paolo Pasolini, questa storia. Pasolini, che avrebbe scambiato l’intera Montedison, la multinazionale chimica ed energetica italiana, per esserci lui al posto di Margherita. Perché questa storia non finirà mai. Quando sarà grande, Matteo un impegno l’avrà già: raccontare questa favola vera, verissima e da lui vissuta, ai suoi figli. C’era una volta un bambino di 8 anni, si chiamava Matteo Trovò e viveva a Copparo. Un giorno, durante un compito in classe, inventò la parola petaloso, che entrò nei dizionari. Matteo e petaloso, così, divennero famosi. Era il 16 febbraio 2016.

 

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