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Una provocazione? No, quasi

Una provocazione? No, quasi

Charamsa domenica a Ferrara. Intervista al presidente nazionale dell’Arcigay Romani

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L’Arcigay ha invitato al Tag Festival di Ferrara il monsignore gay Charamsa. Romani, è un proditorio attacco alla Chiesa ferrarese?

«No, assolutamente no, non va letto come un attacco nè alla Chiesa ferrarese nè alla Chiesa in generale. Noi abbiamo invitato monsignor Charamsa per far vedere un aspetto della Chiesa che il sacerdote ha portato alla luce l’anno scorso quando ha fatto, appunto, quel coming out clamoroso sotto tutti i riflettori dei media. Coming out che ha portato alla luce un fatto vero, che riguarda la sua vita e che riguarda la vita di tantissime altre persone all’interno della Chiesa».

Che effetto fa portare questo monsignore a cinquanta metri dalla sede vescovile di Ferrara?

«Che effetto fa a noi o che effetto farà al vescovo? Forse la domanda è questa... Porteremo questo monsignore a poca distanza dalla dimora di uno dei vescovi più conservatori e integralisti. Negri è uno dei vescovi che con più forza, con più energia, si è speso in questi anni per attaccare qualsiasi tentativo, anche timido, di progresso anche sulle questioni che riguardano la legge sull’omofobia e adesso contro la legge sulle unioni civili».

Romani, vorreste la Chiesa come pare a voi... C’è chi vorrebbe i preti sposati e chi l’accoglienza dei preti omosessuali.

««In realtà dovrebbero essere le persone gay ad essere riconosciute. E in mezzo alle persone ci sono ovviamente anche i preti. È chiaro che all’interno della Chiesa ci sono tantissime persone omosessuali, preti e suore, cioè donne e uomini, però questi sono ancora più nascosti che nella società reale. Questo ovviamente è un problema e provoca delle sofferenze incredibili. Monsignor Charamsa parla di una Chiesa da questo punto di vista assolutamente crudele e inumana. Solo questo fa pensare».

Lei è al Senato, sta seguendo le turbolenze e il caos sulle unioni civili. Stato d’animo?

«Fino alla settimana scorsa il percorso era andato abbastanza bene nel senso che tutto quello che ci immaginavamo, quindi una maggioranza trasversale fatta da Pd, Movimento 5 Stelle, Sel e altri, teneva, decisamente teneva, cioè c’era compattezza. Era una cosa che andava avanti da un anno e mezzo costruita piano piano, insomma sembrava tenesse e poi niente c’è stato il colpo di scena della settimana scorsa che ha cambiato molto la situazione. Vediamo cosa contiene questo emendamento perché è concordato con Alfano e quindi con il partito peggiore e più omofobo che abbiamo in Italia».

Lei usa un termine: omofobo. Ferrara, la sua città, è omofoba?

«No, omofobo è un termine che indica violenza e disprezzo verso le persone omosessuali... Ferrara non è assolutamente una città omofoba. È una città che fa un po’ fatica magari ad acquisire quelle che sono le novità. Ma è attenta alle novità, cioè le guarda con curiosità... non le abbraccia subito, ecco mettiamola così, però non le rifiuta. Io non sono ferrarese, sono veneto di origine, ma sto benissimo a Ferrara. È una città in cui obiettivamente si vive bene. Dal punto di vista della sessualità e delle persone omosessuali certo non è una città che può darti tutta la tranquillità che ti possono dare che so Milano o certe città europee, però è un posto dove si vive bene obiettivamente».

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