«Con le unioni civili gli etero alla sera guarderanno la Tv?»
Alessandro Fullin, scrittore, attore e «unico comico gay». Presenterà il suo show alla tre giorni di cultura Lgbt
FERRARA. In televisione ci ha dato esilaranti lezioni di Tuscolano, nei suoi libri ci ha rivelato che la principessa Sissi è sopravvissuta all’attentato di Ginevra e parla benissimo il dialetto triestino, oppure ha elargito consigli su come fidanzarsi con un uomo senza essere una donna. A teatro ha riletto l’Alighieri e la sua “Divina” (commedia) e le “Piccole Gonne” della Alcott. Sul palco della Sala Estense, domani alle ore 21.30, sarà protagonista della serata di Tag, il Festival della cultura Lgbt che si conclude domenica.
Alessandro Fullin, attore comico e scrittore, propone uno “Spettacolo leggermente autoreferenziale”, raccontandosi attraverso i suoi scritti, con la consueta carica umoristica.
Uno spettacolo che assomiglia a un’autobiografia.
«Lo spettacolo, Fullin legge Fullin, è molto semplice: io e un leggìo. Del resto arrivati ai cinquant’anni è tempo di autobiografie e di bilanci, si tirano le somme, si passa dai due pezzi al pareo. Vorrei raccontare un mondo dimenticato, come la televisione con le valvole che ci metteva 20 minuti ad accendersi, cose che oggi sembrano dell’epoca napoleonica. Insomma, sarà un po’ la mia storia, ma con ironia e autoironia».
E invece che rapporto ha con i nuovi media e i social?
«Adoro scrivere aforismi, e Twitter sembra fatto apposta per me, ha reso di nuovo attuale un genere di altri tempi. La comicità poi è come la matematica, ed è fatta di formule ed equilibri, è una piccola scossa che arriva al cervello della gente. Quando ho una battuta la scrivo su Twitter o su Facebook, e riesco a capire in anteprima se funziona, se la scossa è arrivata».
La comicità sdrammatizza e alleggerisce. Parlando di omosessualità, pensa che l’umorismo possa aiutare chi ha paura a fare coming out?
«La comicità e l’ironia sono innanzitutto molto legate al genere. Ci sono cose che fanno molto ridere le donne e i gay ma non gli etero e viceversa. Quando sono sul palco sono al buio e non vedo la platea. Ma se pronuncio un aggettivo come “svasata” e tutti ridono, beh, mi sono già fatto un’idea di come è composto il pubblico. Sì comunque penso che l’ironia abbia una sua utilità anche per rielaborare temi non facili. In questo sono avvantaggiato...sono l’unico comico gay in Italia! Anche in questo spettacolo parlo del rapporto con le mamme e altri argomenti in cui gli omosessuali si possono riconoscere. Ma parto sempre dalla mia esperienza: è vero che devi far ridere, ma se c’è una verità la gente se ne accorge, capisce che non c’è finzione, che sul palco c’è un essere umano e che anche per lui le cose non sono state semplici».
Come non è facile il percorso della legge Cirinnà.
«Penso che per l’Italia sia comunque un passo avanti. Qualche anno fa era impensabile anche solo parlarne, ricordo il tentativo di Prodi che cadde in un Paese gelido. Ora la comunità è diventata molto più consapevole, e sono temi molto diffusi e sentiti anche da persone non direttamente interessate. Per non parlare delle mamme dei gay: sono scatenate, sono anche più entusiaste dei figli. Quello che più mi diverte, nella battaglia politica, è la sfiducia totale nei confronti degli eterosessuali. Ma si crede forse che dare più diritti ai gay li scoraggi dal fare l’amore? Che se si approvano le unioni civili gli etero alla sera guarderanno solo la televisione? Ma andiamo, bisogna avere fiducia nelle maggioranze».
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