«Il Regina Mare è abusivo? Noi 11 anni fa non c’eravamo»
Il sindaco di Comacchio sul processo al residence di Lido Pomposa: attendiamo chiarezza dai giudici Il Gruppo Tomasi che ha costruito: noi saremmo parte lesa. Due anni per le indagini di procura finanza
LIDO POMPOSA. Gli appartamenti sono 326 mentre l’intero villaggio turistico vede oltre 65mila metri quadri tra lottizzazione e costruzioni. Una struttura perfettamente funzionante e che ospita diverse migliaia di turisti ogni anno e sulla quale è stato puntato il dito circa due anni fa, quando un esposto anonimo arriva a Legambiente e l’ente lo trasmette alla Procura: i costruttori (il gruppo Tomasi) non avrebbero rispettato i Piani ambientali e la case sarebbero dunque abusive: tre gli imputati Massimiliano Tomasi, nel ruolo di committente ed esecutore dei lavori (le società proprietarie fanno parte del Gruppo Tomasi Case), Guido Zarattini (progettista dei lavori, tecnico privato) e Antonio Pini, dirigente del Comune di Comacchio (tecnico pubblico). Mercoledì la prima udienza e il prossimo 6 aprile saranno sentiti i consulenti tecnici delle difese. Secondo l’accusa 6 ettari e mezzo quadrati di costruzioni abusive sarebbero in zona pre-Parco e il Comune di Comacchio, ente pubblico che dovrebbe tutelare il proprio patrimonio ambientale, al processo non ha nessuno ruolo e non era presente in aula: «Preferisco non commentare la vicenda - dice il sindaco Marco Fabbri - Undici anni fa c’erano altri amministratori, non saprei veramente cosa dire. Siamo nelle mani della magistratura, sono certo che verrà fatta chiarezza». Parla invece senza problemi per il Gruppo Tomasi Case, Ted Tomasi: «Abbiamo iniziato le pratiche nel 2003 e negli anni il nostro progetto è stato sottoposto all’attenzione di tutti gli enti possibili e immaginabili - sottolinea - Non solo, chiunque ha avuto la possibilità di presentare osservazioni (cosa mai avvenuta) e di visionare le carte. Adesso ci troviamo in tribunale con un’accusa sulle spalle, ma in realtà la parte lesa, eventualmente, saremmo noi visto l’enorme investimento che abbiamo fatto con il via libera delle amministrazioni». Non solo: «Per poter realizzare il residence, abbiamo ceduto al Comune un terreno di nostra proprietà a Porto Garibaldi sul quale sarebbe dovuta sorgere la famosa piscina. Non resta che aspettare e colgo l’occasione per rinnovare la massima fiducia alla magistratura».
E ora il processo dopo che procura e finanza (la tenenza di Comacchio) hanno impiegato due anni di indagini per arrivare alla conclusione- supportata dalle consulenze dei tecnici, un urbanista e un esperto di diritto ambientale - che la lottizzazione è da ritenersi del tutto abusiva. Una interpretazione diametralmente opposta a quella del costruttore e dei tecnici che hanno autorizzato e progettato il residence.
Una domanda però rimane senza risposta: se la lottizzzione è abusiva, perché non si è proceduto quantomeno al sequestro del residence abusivo? Nel processo delle domande difficili, questa è la prima a non avere risposta.
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