Matteo, la maestra e la girandola mediatica
La parola inventata dal giovane copparese è cult, ma arrivano anche offese. Lo sfruttamento commerciale immediato, anche delle multinazionali
FERRARA. Benvenuti nella “girandola”. Le tv, i siti internet, i social network, la carta stampata. Non basta essere candidi e “petalosi”, come la maestra Margherita Aurora e il suo allievo Matteo Trovò, innocenti quanto già i loro stessi nomi e cognomi inducono a presagire. Qui si sgomita, senza alcuna pietà. Nel bene, nel male, nel proprio interesse. Che il ragazzino abbia 8 anni e la sua insegnante abbia compiuto un’operazione ineccepibile sotto ogni profilo (educativo ed etico, anzi tutto), non basta, non serve, non ingentilisce. La notorietà porta conseguenze al di là dell’immaginabile, o forse non era prevedibile solo per chi è fuori da questi meccanismi.
La “tramvata” non si è fatta attendere, piombando sugli incolpevoli (o ingenui) e centrandoli in pieno. Tanto che ieri, all’ora di pranzo, la maestra si è sentita di dover intervenire con parole ferme e dure: «Sono adulta, mi difendo e, più che altro, me ne frego. Ma offendere un bambino di otto anni è indegno. Fate schifo», si legge sul suo profilo Facebook, l’unico altoparlante che le era rimasto, dopo che erano già passati tutti i microfoni di radio e tv per le interviste di rito.
Qualche ora dopo è il sindaco Nicola Rossi, stesso canale, a rincarare la dose: «Vi prego, portiamo rispetto almeno per i bimbi, smettiamola per favore, se davvero avete bisogno di offendere qualcuno offendete me, anche perché a me non interessa nulla e non mi fate certo del male. Migliorate un po’ la vostra vita, concentratevi su altro che non abbia nulla a che fare con i petali».
Ma cos’è accaduto? Accade che dopo 24 ore di notorietà, di hashtag #petaloso che schizza in cima alla top ten di Twitter, che invade Facebook, che richiama l’attenzione di tutti i media, arrivano anche i commenti negativi. Quelli di chi, per citare la celeberrima frase dell’appena scomparso Umberto Eco, «Internet? Ha dato diritto di parola agli imbecilli: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere».
Eccoli lì, in fila, uno dietro l’altro, il più delle volte gli stessi che abboccano come lucci all’amo quando qualche sito specializzato in bufale aizza contro il diverso, eccoli a tirar fuori tutto il becero, l’ignoranza e l’arroganza di cui sono depositari. Facciamocene una ragione, finché non ci sarà una legge a perseguirli sul serio.
Il successo di #petaloso, in ogni caso, è confermato. Certo, il neologismo inventato per errore dal bambino copparese non è piaciuto a tutti, al di là di insulti e improperi. Ad esempio, lo scrittore comacchiese Marcello Simoni avverte: «Non aspettatevi di trovare da qualche parte nei miei romanzi la parola “petaloso”. Con tutto il rispetto per la Crusca, è davvero, davvero brutta».
Per “buttarla in politica”, Elisa Corridoni si chiede: «Ma possiamo inventare l’aggettivo “cirinnoso” per indicare le leggi fintamente rivoluzionarie?». Alleggerisce i toni Luciano Sabbatucci Antinori, da sempre “The Voice” delle radio ferraresi: «Attenzione a dire: “sono petaloso”! Rischiate un assalto in massa di pretendenti che vengono a denudarvi con la scusa del “M’ama, non m’ama”!!!».
Delicato, come nel suo stile, il compositore e pianista Giovanni Allevi: «L’iniziativa del piccolo Matteo mi ha fatto sorridere e mi ha ricordato che non è mai troppo presto per iniziare a credere nelle proprie idee! Auguro un #petaloso giorno a tutti voi!».
Al di là di tutto questo, soprattutto ai familiari dell’inventore della nuova parola e alla maestra, va fatto un rimprovero. Prima di mettere in rete e far scattare il bailamme con cui adesso stanno facendo i conti, avrebbero dovuto depositare il marchio, registrarlo e far arrivare all’inventore, appunto il giovane Matteo, i proventi per il suo utilizzo. Sì, perché è impressionante l’operazione commerciale che si è creata attorno a #petaloso e strabilianti numero e livello delle aziende che hanno già sfruttato l’invenzione made in Copparo. Qualche nome? Windows, Ferrero, Fiat e Lancia, Kia Motors, Opel, Carrefour Italia, Buitoni, Campari Soda, Gambero Rosso, Lego, Tiscali, Groupon, Grom, Thun, Tic Tac, Nivea, Vichi, Kiko, Samsung Mobile Italia, Calciatori Panini, Zalando, Prenatal e tante altre, con la Lidl che aveva battuto tutti sul tempo. Dal mondo dello spettacolo si segnalano Grande Fratello, Ciao Darwin, Uomi e Donne, con il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo che rivendica invece di avere già un coniatore di parole nuove (e impronunciabili...). Un utilizzo assai più nobile, invece, è stato fatto dal Parco Nazionale del Gran Paradiso e dall’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. A questi ultimi i proventi per l’uso del marchio si sarebbero potuti donare, ma agli altri? Ah, averci pensato per tempo...
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