Spiagge all’asta nel 2018. Ed è il caos
Lido Estensi, la riforma delle concessioni balneari rimette le carte in tavola. Callegarini (Confesercenti) invita alla calma
LIDO ESTENSI. Dal portale di informazione “Mondo balneare”, dedicato al settore del turismo costiero, si è propagata in rete nei giorni scorsi una notizia, che ha suscitato ulteriore fermento, dopo il sit a Roma il 17 febbraio scorso. L’obiettivo resta quello di scongiurare la messa all’asta delle concessioni demaniali dal 2020. Secondo il portale, che cita un intervento di Serena Rossi, uno dei tecnici che, per conto del governo italiano, sta portando avanti a Bruxelles la delicata trattativa sulla riforma delle concessioni balneari, la scadenza della nota proroga fissata al 2020, potrebbe essere anticipata dalla Corte di giustizia europea al 2018. Tanto è bastato per creare scompiglio ulteriore, intorno ad una problematica che si trascina dal 2007, quando la direttiva comunitaria Bolkestein ha di fatto azzerato il rinnovo automatico delle concessioni demaniali rilasciate agli stabilimenti balneari, introducendo lo strumento della messa all'asta con evidenza pubblica.
«Non mi risulta che ci sia nessuna volontà da parte del Ministero – interviene Luca Callegarini , funzionario provinciale di Confesercenti, nonché presidente della cooperativa degli stabilimenti balneari del Lido di Volano – di chiedere la messa all'asta al 2018. Quella riportata su Mondo balneare è solo l’interpretazione formulata da una docente di diritto internazionale. La nuova proposta condivisa è quella semmai di prorogare le concessioni di almeno 30 anni e comunque la soluzione consiste nel fatto che dal momento in cui saranno fatte le aste, si privilegeranno le capacità imprenditoriali degli investitori». Insomma se non si potrà dare seguito ad un diritto di prelazione vero e proprio, tuttavia i vecchi concessionari rivendicheranno un punteggio talmente elevato, che non consentirà il passaggio in altre mani del titolo concessorio.
Dopo il sit in dei bagnini, davanti alla sede romana della regione Liguria, dove era in corso il 17 febbraio scorso il tavolo inter-regionale del Demanio, si è svolta una seduta della conferenza Stato-Regioni, mentre lo stesso Callegarini ha avuto un incontro a Roma martedì scorso presso l’Agenzia del Demanio. «Manca ancora la necessaria coesione – ammette Callegarini – perché la linea portata avanti da Toscana e Liguria diverge da quella di altre regioni come la Puglia, l’Abruzzo e la Sardegna. L’Emilia Romagna resta a guardare per un timore già palesato relativo al cambio della linea di costa». Se il paventato anticipo della messa all’asta delle concessioni demaniali al 2018, anziché al 2020 non è un problema avvertito dagli operatori della Riviera Adriatica, «perché la gran parte di essi– spiega Callegarini - è già in possesso del rinnovo delle concessioni sino al 2020», d’altro canto il clima di incertezza è stato accentuato dalla mancanza di unione di intenti. Sulla costa emiliano-romagnola, accanto alla proroga trentennale si è fatta avanti con forza la proposta di “sdemanializzare” l’area su cui sorgono i bagni. (k.r.)
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