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«Truffe, il ragioniere a processo»

di Daniele Predieri

La procura accusa Schincaglia di raggiri per mezzo milione ai clienti e 2 allo Stato, udienza il 24 marzo

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Lo conoscono tanti a Ferrara, città dove ha lavorato e dove vivono tanti suoi clienti, ormai ex, almeno una parte, quelli che lo accusano di essersi intascato i loro soldi e che figurano, uno dopo l’altro, come parti offese negli atti che gli sono stati notificati, una cinquantina: nelle carte del tribunale c’è scritto che il 24 marzo prossimo, Riccardo Schincaglia, commercialista ferrarese ma residente a Chiasso (Svizzera), dovrà presentarsi alle 12.30 davanti al giudice Piera Tassoni, che dovrà decidere sulla sua sorte. Così recitano la richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell’udienza preliminare, atti conclusivi dell’inchiesta a suo carico portata avanti da procura e guardia di finanza di Ferrara, in oltre due anni: da quando il suo caso deflagrò nel febbraio 2014 e i tanti fascicoli aperti in procura sulle sue attività vennero accorpati in quello attuale. Riccardo Schincaglia, classe 1968, ragioniere-commercialista è accusato dal pm Nicola Proto e dagli ispettori della Finanza di appropriazione indebita per 497.800,88 euro: tutti soldi di cui - secondo l’accusa - si sarebbe appropriato ai danni dei suoi clienti che gli versavano contributi, imposte e tasse (come si fa col proprio commercialista), versamenti che Schincaglia avrebbe dovuto effettuare o effettuava solo in parte, tenendoli per sè. Facendo questo, però, è bene ricordare che dopo anni e anni gli enti in assenza dei versamenti hanno fatto rivalsa sui clienti, oggi raggirati, che hanno iniziato a ricevere cartelle esattoriali da migliaia e migliaia di euro. E così, dunque al danno si aggiunge la beffa per tutti loro vittime del reato, aggravato della cifra di quasi mezzo milione di euro. I milioni di euro invece sono più di due, per il reato di truffa ai danni dello Stato, anche qui aggravato per la cifra: 2 milioni 41mila 478,24 euro.

I meccanismi della truffa sono legati alle compensazioni (false per l’accusa) tra crediti e debiti dei clienti con Stato o enti: Schincaglia secondo l’accusa presentava dei moduli F24 (quelli per i pagamenti a Inps, Inail, ed enti pubblici) azzerati. Ad esempio, Schincaglia negli F24 a saldo zero sosteneva che i clienti pur dovendo pagare, ad esempio l’Inps, non dovessero nulla essendo a credito di Iva e che lo Stato, in compensazione orizzontale, avrebbe coperto all’Inps i soldi dovuti dai suoi clienti. Altro rilievo d’accusa il fatto che usasse per i pagamenti, versamenti da suoi conti bancari (intestati o su delega) e non attraverso i canali ufficiali, banche, Poste e altri. Perché? Secondo l’accusa, lo faceva per non apparire come soggetto intermediario e reale esecutore della presentazione degli F24.

Ultimi ma non ultimi i reati fiscali, personali: per aver occultato scritture contabili per non consentire la ricostruzione di redditi e volumi di affari, e per gli anni 2008 e 2010 aver evaso imposte decine di migliaia di euro. Da tutto questo potrà difendersi all’udienza del 24 marzo, davanti al giudice Tassoni.

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