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Commozione per l’ultimo saluto a Zappata

Commozione per l’ultimo saluto a Zappata

Comacchio perde un pezzo della sua storia. «Facciamo rivivere al Riccardo I»

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SAN GIUSEPPE. Giovani e meno giovani hanno partecipato ieri mattina a San Giuseppe alle esequie funebri di Vittorio Zappata, il comacchiese 83enne, che ideò e diede vita con il suo “Gruppo volontario La comacina” alle escursioni turistiche in batana, lungo i canali del centro storico.

«Era una persona per bene, onesta, un uomo innamorato di Comacchio – commenta commosso l’ex-sindaco Paolo Carli, che ha voluto portare, come tanti, l’ultimo saluto a Zappata -. Il Riccardo I era una sua creatura e si è dato da fare per tutta la vita per poterlo recuperare. Credeva profondamente in quello che faceva».

In mezzo alla folla tanti comacchiesi, tra questi anche Valter Zago, ex-presidente del Parco del Delta del Po. Durante l’omelia, Don Alessandro Guerinoni, rivolgendosi ai figli di Zappata, Rino Gaetano e Luciana, ma anche a tutti coloro che hanno conosciuto l’anziano, deceduto mercoledì nella sua abitazione a San Giuseppe, ha esortato a ricordare i momenti di gioia per superare il dolore del distacco. Il parroco, prima della benedizione del feretro, ha invocato i tanti che hanno partecipato ai funerali, a «trovare la forza di trasformare le lacrime in serenità, perché la vita non è tolta, ma trasformata».

Al termine delle esequie si è formato il corteo che ha accompagnato Vittorio Zappata sino al vicino camposanto. Proprio in occasione dei funerali del comacchiese, è emerso che un gruppo di volontari sta valutando l’ipotesi di prendere il timone lasciato da Zappata, per restituire alla sua imbarcazione storica, il “Riccardo I”, l’antico splendore.

«Durante i funerali ho appreso che sta partendo questa iniziativa – dichiara Paolo Carli – e se così fosse sarebbe il modo migliore per rendere omaggio ad una persona benemerita di Comacchio, quale è Zappata. Nel mio piccolo, cercherò anch’io di fare la mia parte».

Benchè l’idea sia nella fase embrionale, sarebbe auspicabile la prospettiva di poter finalmente restaurare un natante storico, riconosciuto nel 2004 con decreto ministeriale, come «unico esemplare sopravvissuto di una tipologia diffusa nelle valli di Comacchio e nella costa Adriatica, espressione di una tradizione locale legata alle risorse economiche della pesca e del trasporto lungo le vie d’acqua».

Katia Romagnoli

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