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Quel piccolo passo che può portare lontano

di Alessandra Mura
Quel piccolo passo che può portare lontano

La manifestazione è partita con un intenso dibattito sulle unioni civili Zacchiroli (Pd): «Non è il matrimonio egualitario, ma c’è il concetto di famiglia»

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«Un micropasso per la comunità Lgbt, ma un grande passo per il Paese». Guarda alla luna e non al dito, Benedetto Zacchiroli, ospite inaugurale della prima giornata di Tag.

Il Festival della cultura omosessuale, alla sua terza edizione, è partito ieri con un dibattito vivace e partecipato sul ddl sulle Unioni civili e la sua sofferta, incompleta, approvazione al Senato. Teologo, consigliere comunale a Bologna ed esponente dell’esecutivo del Pd regionale, Zacchiroli ha sostituito in corsa la senatrice Cirinnà e non si è sottratto a un’intensa resa dei conti politica sulle sorti del decreto, con recriminazioni incrociate tra Democratici e Movimento Cinque Stelle, tra chi considera il risultato finale un fallimento per l’esclusione della stepchild adoption e chi invece lo ritiene un progresso importante nel riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali. In quest’ultimo gruppo si riconosce Zacchiroli, non prima di aver individuato i moventi dell’assassinio del testo originario: omofobia e Pd-fobia, ovvero la volontà di mettere a nudo le divisioni tra i Dem. Ma al netto di tutto questo, resta quel «micropasso» che d’ora in poi «permetterà a tanti ragazzi e ragazze gay di chiedere “Vuoi sposarmi”? D’accordo, non è il matrimonio egualitario, ma c’è già il concetto di famiglia, ed è una bella conquista per chi finora è stato sempre escluso da tante tutele. Queste cose un etero non le può capire».

Restano, indelebili, gli strascichi di un dibattito parlamentare feroce e mortificante, costellato - come ha riepilogato il presidente nazionale Arcigay Flavio Romani - di astuzie aberranti come i 5000 emendamenti sfornati da un algoritmo, e di antidoti non meno discutibili come il canguro, di numeri messi insieme con il pallottoliere e scombinati da clamorosi voltafaccia. E soprattutto, da un’opera di disinformazione dolosa, dall’utero in affitto alla fantomatica teoria del gender.

Uno scenario che, ha detto con dolorosa semplicità una mamma Agedo, «ha tolto dignità ai nostri figli».

Di dignità negate, nel corso dell’incontro moderato dal giornalista Daniele Oppo, ha parlato anche Camilla Seibezzi, responsabile nazionale diritti nel comitato scientifico di “Possibile”. Con l’approvazione del maxiemendamento, «il ddl è stato svuotato», sostiene. La scomparsa della stepchild adoption (che altro non è che l’adozione del figlio naturale del partner in caso di morte del genitore) in realtà «ha peggiorato la condizione dei nostri figli: da invisibili, a visti e rigettati». Seibezzi punta il dito contro il Pd e il governo Renzi, colpevole di «non aver preparato la popolazione all’accoglienza di questa legge: mai una presa di posizione contro la teoria del gender, mai un intervento contro la censura dei libri, mai un provvedimento contro l’omofobia a scuola».

Romani, “reduce” dalla battaglia parlamentare, invita a non guardare al partiti, ma alle persone (con tanto di nomi e cognomi) e, soprattutto, a riconoscere l’impegno di Monica Cirinnà «verso la quale ora piovono accuse di tradimento veramente ingenerose».

A Luca Morassutto, avvocato coordinatore di Articolo 29, il compito di illustrare i cambiamenti introdotti dalla legge Cirinnà, vale a dire «un numero di diritti perfetto, se non quella macchia ignobile che è la negazione della tutela giuridica dei figli minori, un peccato originale che nessun battesimo potrà lavare». Ma anche Morassutto invita a guardare la luna: «È una legge al ribasso, piena di buchi, è vero. Ma, da giurista, dico anche che questa legge consegna all’Italia uno strumento di tutela là dove prima c’era solo un vuoto giuridico. Non è una legge così pessima». Il timore è che ora, con la caduta della stepchild adoption, si sia alzato uno scalino che rallenterà il passo di anni: «Quello scalino può essere visto come un ostacolo o come un punto di appoggio per andare avanti - ha concluso Morassutto prima dei numerosi interventi del pubblico - Ma questo dipenderà dalla classe politica».

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