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la denuncia della coldiretti

Crollano le quotazioni, made in Italy sotto attacco

Crollano le quotazioni, made in Italy sotto attacco

Crollano a inizio febbraio i prezzi nelle campagne italiane, dal -60% per cento dei pomodori al -30 % per il grano duro fino al -21% per le arance rispetto all'anno scorso. E' quanto emerge da un’ana...

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Crollano a inizio febbraio i prezzi nelle campagne italiane, dal -60% per cento dei pomodori al -30 % per il grano duro fino al -21% per le arance rispetto all'anno scorso.

E' quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Ismea a febbraio dai quali si evidenzia la discesa delle quotazioni al di sotto dei costi di produzione. «La situazione dei prezzi in campagna - continua la Coldiretti - sta assumendo toni drammatici anche per gli allevamenti con le quotazioni per i maiali nazionali destinati ai circuiti a denominazione di origine (Dop) che ormai sono scesi ben al disotto della linea di 1,25 centesimi al chilo che copre appena i costi della razione alimentare. Così come i bovini da carne che sono pagati su valori che si riscontravano 20 anni fa, per non parlare del prezzo del latte che - precisa la Coldiretti - con il venir meno degli accordi da marzo sarà ancora in balia delle inique offerte dell'industria. In crisi anche il grano - sottolinea l’associazione - a causa delle scelte poco lungimiranti fatte nel tempo da chi ha preferito fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da "spacciare" come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato».

«Un comportamento - sostiene la Coldiretti - reso possibile dai ritardi nella legislazione comunitaria e nazionale che non obbliga ad indicare la provenienza del grano utilizzato in etichetta. Il risultato è che è fatto con grano straniero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia ma i consumatori non lo possono sapere mentre è a rischio il granaio Italia ed il futuro di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano ma anche la desertificazione di un territorio di 2 milioni di ettari circa e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy. Anticipo dei calendari di maturazione, accavallamento dei raccolti, varietà tardive diventate precoci, con eccesso di offerta prima e crollo della disponibilità poi, sono alcuni degli effetti dell’andamento climatico anomalo sulle verdure che subiscono anche la pressione delle importazioni, determinate dall’embargo russo nei confronti dell'Ue e, più recentemente, della Turchia, ma anche - denuncia la Coldiretti - la scarsa trasparenza dei mercati». «Così prodotti come i cavolfiori o i finocchi hanno visto crollare le quotazioni, rispetto allo scorso anno, rispettivamente del 36,1% e del 26,7%, mentre il radicchio, 32 centesimi al chilogrammo, è posizionato su quotazioni inferiori del 55,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. La situazione più grave è però quella delle colture in serra, in primo luogo i pomodori In sofferenza anche prodotti invernali come arance e kiwi. A subire gli effetti delle importazioni è anche un altro prodotto simbolo della dieta mediterranea come l'olio extravergine di oliva». (a.t.)

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