L’agro-food conquista terreno
L’export recupera posizioni. Scaramagli: proteggere le produzioni
Cinquanta miliardi di export nell'agroalimentare entro il 2020: è questo l'obiettivo che si è dato il governo e che in più di un’occasione il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina ha ribadito e sostenuto. Un obiettivo, questo, che oggi sembra ancora più vicino visto che i dati relativi al 2015 diffusi dal Centro Studi di Confagricoltura fanno ben sperare. Si è registrata, infatti, una crescita a due cifre per i prodotti agricoli (+11,2%) e un robusto +6,5% per l'industria alimentare (dati Istat).
Complessivamente un +7,3% che, se fosse confermato nei prossimi anni, porterebbe il valore delle esportazioni di settore a 52,4 miliardi nel 2020, ben oltre l'obiettivo fissato dal governo. L'analisi del Centro Studi di Confagricoltura prospetta anche l'evoluzione del saldo export-import del settore agroalimentare: dai -5,9 miliardi del 2015, nel 2020, con un valore esportato di 50,8 miliardi, il saldo potrebbe ridursi a -3,2 miliardi (-46%). Negli ultimi anni, infatti, il deficit della bilancia dell'agro-food è sicuramente migliorato riducendosi da oltre 10 miliardi di euro a meno di 6 miliardi di euro lo scorso anno a seguito di un netto miglioramento delle partite di scambio dei prodotti trasformati.
Come poter proseguire per essere ancora più incisivi? «Sostenendo il nostro Made in Italy agroalimentare e tutelando i nostri prodotti di eccellenza dalle contraffazioni - afferma il presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli - è necessario inoltre favorire l'export dei nostri prodotti agricoli, anche cercando di eliminare quelle barriere fitosanitarie imposte, ad esempio, ai nostri prodotti ortofrutticoli, ed orientando le scelte dei consumatori in modo tale da conseguire una riduzione dell'import di prodotti agricoli». (a.t.)
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