La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

L'assedio alla favola di Copparo

di STEFANO SCANSANI
Il piccolo Matteo, inventore di petaloso,  con la maestra Margherita Aurora
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Il piccolo Matteo, inventore di petaloso, con la maestra Margherita Aurora

L'editoriale del direttore della Nuova Ferrara sulla nuova parola "petaloso"

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FERRARA. Quella del clamore suscitato dall’invenzione della parola petaloso è una storia infantile. Che se non fosse stata inganasciata, impastata, sbrindellata, rovesciata dal mondo dei grandi sarebbe rimasta quella che è: la favola di Copparo. La parola petaloso mai entrerà nella parlata italiana, perché l'italiano è morituro, si frammenterà in emoticon, anglismi e altri ideogrammi per timidi analfabeti. Ciò che deve destare interesse è la morale delle favola.

Dopo l'invenzione e il giro del mondo della parola patentata dall'Accademia della Crusca, il bimbo Matteo, la maestra Margherita Aurora, i genitori dello scolaro Lisa Menegatti e Marco Trovò, la scuola “Oreste Marchesi” e il fatto sono stati martellati, offesi e strapazzati dal macchinone mediatico, dall'astronave del web e, per finire, da un popolo di nullafacenti e nullapensanti pronti a sparacchiare su cose, idee e persone. “Ma che invenzione è?”, “Basta rompere”, “Ci sono robe più importanti”, “Ha finito la maestra di mettersi in mostra?”, “Senza nulla togliere al bambino, però…”, “Petaloso serve solo a Renzi”, “Qualcuno può montarsi la testa per stronzate mediatiche di questo tipo?”. Ma fatevi friggere (questa è farina del mio sacco).

La reazione dei piccoli copparesi è di una intelligenza fine, superiore. La maestra Aurora dai capelli viola ha fatto sedere a terra i suoi alunni per un bilancio condiviso della settimana; con i genitori di Matteo ha ritenuto di rispondere gentilmente “no”, “no”, “no” all'onda di inviti a partecipare a talk show, ospitate televisive; alla disponibilità di inviare un autobus per prelevare tutta la classe e deportarla a Roma, in studio, in diretta; ai collegamenti radiofonici; ai set fotografici. È intervenuto anche il sindaco Nicola Rossi. Ha intrapreso una missione primaria per un primo cittadino: difendere i bimbi, tutelare la scuola.


La sola e unica iniziativa che la classe III C della elementare di Copparo ha deciso di intraprendere è una gita a Firenze, nella sede dell'Accademia della Crusca. Cioè la favola di petaloso seguirà il corso semplice delle emozioni dei bambini, cosa che credo e spero quasi ciascuno di noi ha sperimentato da piccolo. La lettera agli specialisti che riceve risposta, si trasforma in visita agli specialisti, e diventa un'occasione didattica. Questa era e rimane la traiettoria della vicenda infantile che, zac, appena è stata condivisa, ha scoperto il mondo degli adulti. Devastante. Gli adulti hanno increspato la favola.


Allora, anche chi immagina l'intervento dei pedagogisti, il soccorso degli psicologi per far passare l'ubriacatura alla classe III C, far tornare alla realtà gli scolari, deve farsi una ragione. Hanno vinto i bambini, che da soli si godono l'avventura, non si prestano agli assedi mediatici, agli assalti critici, all'eccitazione dell'apparire. Hanno lasciato fuori gli adulti, anche gli orchi digitali (gli imbecilli che per il compianto Umberto Eco hanno purtroppo diritto di parola). Capovolgo: e se fossero i grandi ad avere necessità dell'intervento dei pedagogisti e del soccorso degli psicologi?


Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
 

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