«Sant’Anna, ecco la lista dei punti neri»
Camattari: manca un centro anti-dolore e la piccola chirurgia ha tempi troppo lunghi. I casi linfedema e medicina legale
Il sogno dell'ospedale a misura di utente
Centro antidolore, incremento della piccola chirurgia, riduzione dei tempi per le relazioni medico-legali, aumento delle prestazioni di riabilitazione contro il linfedema per le donne operate di mastectomia.
La lista è lunga, ma Maurizio Camattari, presidente del Comitato consultivo misto del Sant’Anna, è fiducioso. «Con l’amministrazione dell’ospedale abbiamo da tempo iniziato a lavorare su diversi progetti anche con risultati apprezzabili, come sul piano di miglioramento dell’accesso e della fruibilità in ospedale. Su altri punti siamo rimasti più indietro e bisognerebbe bruciare le tappe», spiega il presidente del comitato consultivo.
Camattari non ha dubbi: uno dei “nei” della sanità locale è l’assenza al Sant’Anna di un centro per la gestione del dolore cronico. «Ci sono un ambulatorio anti-dolore al Delta e uno a Cento. Nel distretto Nord e di Ferrara manca. Una parte importante della popolazione soffre ma non ha un accesso adeguato e comodo a questo tipo di strutture. Parliamo di persone che spesso sono state ricoverate, tornano a casa e necessitano di un supporto specifico, pazienti che rischiano il ricovero improprio con un danno che coinvolge sia il paziente che la collettività». La questione è aperta da tempo «ma richiede un impegno ben preciso da parte delle aziende sanitarie: così come è strutturata ora la rete dell’assistenza contro il dolore cronico è inadeguata e carente», sottolinea Camattari. L’altro calderone ancora ribollente è alimentato dai tempi d’attesa della chirurgia minore, da anni punto dolente dell’assistenza ospedaliera locale, in particolare dall’apertura del nuovo ospedale. «Centinaia di persone sono in attesa di intervento chirurgico (cisti, emorroidi ed ernie innanzitutto). Prestazioni per cui si aspettano mesi e in qualche caso anni. Tempi che non sono inaccettabili in una provincia dove, tra pubblico e privato convenzionato, ci sono almeno 40 sale operatorie - rileva Camattari - Certe volte non è disponibile la sala e altre il posto letto. Sappiamo che le due aziende sanitarie, Asl e Sant’Anna, hanno iniziato ad affrontare la questione nell’ambito del progetto di integrazione. Ma se questa attività non cresce e le liste non si accorciano continueranno ad accavallarsi due costi: quello sociale (il paziente che non può recarsi al lavoro, ad esempio) e quello aziendale, con la mobilità passiva, che è un altro danno per il paziente costretto a spostarsi».
Resta complicato - allarga il discorso Camattari - il quadro per le donne che hanno subìto l’intervento di rimozione del seno. Il nodo oggi viene affrontato con una soluzione parziale. Uno degli effetti indesiderati dell’operazione èrappresentato dal linfedema (gonfiore al braccio), che «deve essere trattato con una terapia riabilitativa specifica per evitare una compromissione funzionale. In provincia - osserva il presidente del Comitato consultivo misto - vengono operate al seno per tumore circa 400 donne all’anno. Al centro San Giorgio però riesce ad entrare solo una quota, seppur consistente, dell’utenza che necessita di riabilitazione. Il servizio deve essere implementato e dovranno lavorarci entrambe le aziende».
Infine il punto dolente della medicina legale. «Il problema riguarda i pazienti che lamentano danni provocati dal cattivo esito di un trattamento sanitario o di un intervento chirurgico - ricorda Camattari - In quei casi l’azienda ospedaliera richiede una visita medico-legale. Questa viene eseguita ma per la relazione tecnica si deve attendere anche più di un anno. Ci chiediamo: come fa a migliorare i rapporti con il cittadino un’amministrazione che si comporta in questo modo? Abbiamo notizie di tempi lunghi, soprattutto sui tempi delle visite medico-legali, anche all’Asl». (gi.ca.)
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