La Nuova Ferrara

Ferrara

Charamsa: l’intera Chiesa ha paura di donne e gay

Charamsa: l’intera Chiesa ha paura di donne e gay

Il monsignore spiega il suo coming out: odiavo me stesso, non ce la facevo più Non eserciterò più, vogliono che ritiri tutto ma non “tornerò nell’armadio”

2 MINUTI DI LETTURA





«Non riuscivo a immaginare la mia vita senza sacerdozio; non per nascondermi, ma perché credevo in quel che facevo. Credo però che non eserciterò più visto che, per tornare a svolgere le mie funzioni, mi è stato chiesto di ritirare tutto ciò che avevo detto durante il mio coming out. E non ho intenzione di farlo perché significherebbe “tornare nell'armadio” ma la vita fuori dall'armadio è impagabile e penso che anche la Chiesa avrebbe bisogno di fare coming out». Krzysztof Charamsa, il prete che lo scorso 5 ottobre balzò alle cronache dei giornali per aver dichiarato la sua omosessualità, ha incontrato un pubblico numeroso ieri pomeriggio alla Sala Estense durante il Tag, Festival di cultura Lgbt. La curiosità è tanta e anche l'attenzione che il pubblico gli riserva non è da meno. Ad ogni sua risposta scatta un applauso sincero, non comandato, che fa capire quanta voglia di cambiamento ci sia tra la gente. «Io credo - continua Charamsa - che la Chiesa abbia un problema con la sessualità. Il celibato, prima di tutto, dovrebbe essere una scelta personale e non un'imposizione come è nella Chiesa latina. Io ho presentato alla Chiesa la persona che amo perché non volevo più vivere di nascosto, non ce la facevo più. La Chiesa conosce solo una visione stereotipata e distorta dell'omosessualità, vive questo come qualcosa di sporco e vergognoso ma non è così. Nel clero molti preti sono gay e la condizione di silenzio alla quale si è costretti porta a odiare sé stessi. Io mi odiavo, stavo male e non ce la facevo più».

E poi non manca un passaggio importante, vero e deciso, sull'omofobia che viene descritta da Charamsa come «un'arma che la Chiesa usa per affermare la propria identità. Il clero ha profondi problemi con le donne e di conseguenza, la Chiesa ha problemi con le donne». E continua: «C'è un complesso nei confronti della femminilità. Prima di essere omofobica la chiesa è femminofobica. La donna va bene quando ci serve, quando ne abbiamo bisogno, quando è sottomessa perché nel subconscio della mentalità cattolica la donna è un essere inferiore. E il gay è visto ancora peggio - conclude - L'omofobia nella Chiesa non è un problema limitato a qualche prete o a qualche vescovo, è un problema del sistema della Chiesa cattolica come istituzione». Non è stato certamente un intervento “morbido” e scontato quello di Charamsa che non si arrende e crede in un cambiamento; come tutti i presenti che hanno ascoltato e condiviso il suo pensiero.

Samuele Govoni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google