Crac Mazzoni, l'accusa chiede 9 anni di carcere per un buco di 11 milioni di euro
Verso la chiusura il processo all'ex broker Mediolanum che ha raggirato 157 suoi ex clienti (quelli accertati). La richiesta pesantissima del pm Proto per il "Calvario dei risparmiatori che si fidavano di lui"
FERRARA - Ha detto di essere pentito, di star vivendo un Calvario, di aver confessato la Grande truffa ma che le cause del buco di 11 milioni e mezzo non sono quelle indicate da procura e guardia di finanza.
Sembra lui, la vittima, Raffaele Mazzoni, ex promotore di Mediolanum sotto processo da quasi 3 anni quando scappò da Ferrara lasciando dietro sè lacrime e buchi per - ripetiamo- 11 milioni e 300 mila euro, soldi dei suoi clienti, ben 157, ma solo quelli (sui 500 che aveva in portafoglio) per i quali sono stati provati gli ammanchi.
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Oggi, lunedì 29 febbraio, il pm Nicola Proto ha chiudo il processo chiedendo per Mazzoni, alla giudice Debora Landolfi, una condanna a 9 anni di pena per truffa e esercizio abusivo della raccolta del credito.
Tanti nove anni di pena, come sono tanti i guai che ha creato in oltre 13 anni di attività, dal 2000 al 2013, appunto quando scappò. Da tutto e da tutti, perchè non riusciva più a far fronte ai buchi che aveva creato. «Mazzoni dice che con questa vicenda è iniziato il suo Calvario - ironizza il pm Proto al giudice - Il Calvario in realtà è stato di tutte le persone che gli hanno affidato i propri risparmi, di chi ha subito la sua attività».
Una delle accuse più gravi rivolte a Mazzoni è quella di aver raccolto soldi abusivamente. Non avendo ruolo e autorizzazioni, facendo falsi e danneggiando la banca per cui lavorava, la Mediolanum, che oggi - seppur in parte - sta coprendo il buco creato da Mazzoni. E ricorda il pm Proto nella sua requisitoria che lo stesso Mazzoni diceva a tutti: «Sono io la banca, una banca privata che invece di erogare credito raccoglieva e gestiva risparmi inventando forme di investimento». False. Da qui i trucchi, le percentuali alte e fuori mercato per convincere i suoi clienti «amici parenti, tutte persone ch si fidavano di lui, alle quali propone di reindirizzare gli investimenti Mediolanum». Come faceva a convincere tutti?
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«Era bravo, preparato faceva di confidenza, rapporto di fiducia e scaltrezza le armi con cui convincere le persone». Spesso ignare di ciò che firmavano, «persone come hanno provato i nuovi scandali che venivano di fatto raggirate. E non c’era possibilità di accorgersi del raggiro in atto». «Basti pensare - spiega Proto - al lungo periodo con cui ha gestito i risparmi dal 2000 al 2010, dalle prime alle seconde generazioni, i figli e nipoti dei primi investitori, tutte persone che conosceva bene».
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