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bilancio della tre giorni

«Un pubblico sempre più trasversale»

«Un pubblico sempre più trasversale»

De Giovanni, presidente Arcigay: cresce l’interesse della società civile per i temi Lgbt

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La prima edizione era stata la “puntata zero”, quella sperimentale; la seconda ha rappresentato una fase di assestamento. La terza, conclusa ieri, per il Tag Festival è stata senza dubbio l’edizione della crescita. Organizzata da Arcigay e Arcilesbica Ferrara, la tre giorni di cultura Lgbt si è ormai conquistata uno spazio consolidato all’interno del calendario di eventi cittadino e il bilancio, per il presidente di Arcigay Ferrara Massimiliano De Giovanni, non può che essere positivo: «Sono molto soddisfatto del risultato, a maggior ragione in un periodo dell’anno considerato un po’ “morto” come febbraio. Un periodo che sarà confermato anche in futuro, perché penso che una manifestazione debba fare il bene della città».

Quanto ha aiutato l’attualità del dibattito politico sulla legge Cirinnà?

«È stato motivo di arricchimento, senza dubbio, ma è anche vero che l’occasione di un momento favorevole va colta proponendo contenuti di profilo alto. Ragionando in prospettiva, Tag nonè un Festival di cultura Lgbt rivolto solo a persone omosessuali, ma uno spazio per raccontare a tutti quello che succede nel mondo, dal punto di vista intimo e sociale. È stato bello quindi vedere in sala anche persone non più giovani, spesso bombardate da notizie discordanti, che cercavano di capire, informarsi, saperne di più».

La sfida futura, quindi, sarà attirare ancora più pubblico tra gli etero?

«Già adesso oltre la metà del pubblico di Tag non è gay con presenza, appunto, anche di persone di età variegate. A seguirci non sono solo giovani attivisti, ma un pubblico trasversale. Sono rimasto colpito, tra l’altro, dall’attenzione e dall’umanità dimostrata dagli agenti della Digos: non si sono limitati al servizio d’ordine, ma hanno assistito con interesse ai dibattiti, e non era scontato».

Bullismo, omogenitorialità, unioni civili, il rapporto con la Chiesa: un programma molto ricco per temi e ospiti presenti.

«È il passaparola innescato dagli invitati delle precedenti edizioni ad aver contribuito a rendere Tag un appuntamento semore più appetibile. È segnificativo che monsignor Charamsa abbia scelto proprio Ferrara per il suo ritorno in Italia dopo il suo coming out alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, e la conseguente sospensione».

Aumenta anche il coinvolgimento della società civile per i temi Lgbt .

«E quindi anche l’influenza sulla politica. La società civile ha dimostrato di non aver apprezzato la mancanza di rispetto con cui è stato condotto il dibattito sulle unioni civili, e i sondaggi registrano infatti un calo di gradimento per alcune forze politiche. Certe affermazioni come “contronatura” è “sterco di Satana” sono inammissibili».

E a Ferrara che clima si respira?

Ferrara è una città accogliente e aperta. Poi ci possono essere singoli episodi di omofobia, come succede in tutte le città, ma qui le istituzioni hanno preso subito posizione in modo netto. Lo hanno fatto con l’aggressione a Filippo (il ragazzo picchiato e insultato da un gruppo di bulli perché omosessuale ), con le Sentinelle in piedi e, da ultimo, con gli attacchi al Tag Festival. Sono d’accordo con la lettura lucida che ha fatto il vicesindaco Massimo Maisto: non ha difeso il Pd a spada tratta ma ha promesso il suo sostegno alla manifestazione. Diciamo che da ragazzo credevo ai partiti, ora credo alle persone. Così come penso che il dialogo si debba costruire partendo dal basso».

Alessandra Mura

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