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l’ex broker spiega i perchè del suo crac

«Chiedo sinceramente perdono»

«Chiedo sinceramente perdono»

Mazzoni resta fantasma, in aula arrivano solo spiegazioni su carta

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Non ha mai parlato in pubblico, solo con gli ispettori della Guardia di finanza, in ben 21 interrogatori durante l’inchiesta: la sua è si stata confessione - ha sintetizzato il pm Proto nella sua requisitoria - ma solo a conferma dei dati e delle prove schiaccianti raccolte dalla Finanza contro di lui. E lui Raffaele Mazzoni, ieri, invece di farsi interrogare davanti a tutti, ha preferito - come è suo diritto - presentare dichiarazioni spontanee, sotto forma di una lunga memoria scritta in cui ripercorre la sua storia di truffatore e ne spiega i perchè.

In Mediolanum dal 1987. «Ho lavorato per Banca Mediolanum dal settembre 1987, all’epoca si chiamava Programma Italia, società...dove gli ordini di vendita venivano impartiti dall’alto». Queste la premessa per dire al giudice che le istruzioni per la vendita - forzata - di polizze vita erano state impartite dai superiori e che i proventi venivano distribuiti tra tanti soggetti. Prodotti venduti che dopo 5 anni dalla stipula attivavano i primi problemi, «quando i clienti della polizza mi richiedevano la restituzione dei capitali più gli interessi».

Ho iniziato a pagare io. Così, «per evitare di dover raccontare la verità e soprattutto per evitare la scoperta dell’inganno in persone che mi conoscevano fin da bambino nel 1992/93 ho iniziato a pagare io direttamente quelle persone che mi chiedevano di disinvestire la polizza alla scadenza del 5° anno, anche se la polizza durava 16 anni...». Con «il denaro mio personale - continua - fino a un certo punto ci sono riuscito, poi terminati i miei risparmi per far fronte alle altre richieste ho proposto ad altri clienti la sottoscrizione dei certificati Bimer ancora in vigore per Programma Italia».

E spiega tecnicamente che «avuto l’assegno provvedevo a cambiarlo e facevo fronte verso la clientela che mi richiedeva di riscattare prima della scadenza: da qui inizia il mio calvario. Per altro Programma Italia venne a conoscenza della vendita di queste polizze contraffatte nella data, infatti revocò e cambiò diversi manager e andando incontro ai clienti annullò in alcuni casi quelle polizze, pagando poi quanto sottoscritto. Questa operazione venne chiamata FE2 (in pratica significava una nuova Ferrara). Quei manager non solo ci avevano insegnato a vendere le polizze in questa maniera, ma anche a collocare prodotti (fondi comuni) dicendo che erano la maggior parte a capitale garantito (cosa naturalmente non vera)».

La mia rovina totale. Ossia il grande buco di Mazzoni inizia già dagli anni ’90. Mentre il boom degli ammanchi arriva dopo il 1997 quando, lui dice «Programma Italia si trasforma in Banca Mediolanum dandoci la possibilità di avere altri servizi (investimenti in titoli, mutui, finanziamenti). E qui si consuma la mia rovina totale». «I nuovi manager - racconta - iniziano a fare pressione commerciale affinchè la banca decollasse. Dovevamo aprire a tutti i clienti vecchi e nuovi il conto corrente. Per fare questo senza difficoltà ci consigliavano di aprire il conto abbinandolo alla vendita di titoli che erano molto allettanti: i famosi Bond Argentini, Parmalat, Cirio dove il tasso d’interesse variava tra un 8% e il 12% netto».

Il crac Argentina. Nel 2001 lo stato Argentina dichiara “default” e «io che avevo venduto circa 7/800 mila euro di titoli, per non spaventare i sottoscrittori li incontravo uno alla volta per rassicurarli, promettendo che gli interessi glieli avrei anticipati io direttamente, dimostrando quindi che non vi era nessun motivo di preoccupazione, poi quando lo stato Argentina avesse ricominciato a pagare gli interessi, questi me li dovevano restituire perchè già avuti precedentemente da me».

Ho pagato io per 12 anni. «Per circa 12 anni ho pagato cedole annuali pari a 100/120 mila euro, motivo per cui usavo sempre le fotocopie dei vecchi certificati di Programma Italia. Quindi, per non perdere la fiducia, la credibilità personale ho fatto la più brutta costa che una persona può fare: servirsi di soldi altrui per far fronte alle perdite di investimenti fatti da altri clienti. Questo ha rovinato me, la mia famiglia, e quasi tutta la mia clientela che in me riponevano fiducia e amicizia. Ho perso tutto e faccio fatica a sopravvivere. Mi aiutano qualche amico e qualche mio parente».

Troppe spese personali. Ora, nel racconto occorre fare una pausa: l’accusa contesta a Mazzoni di aver dilapidato per spese personali (uscite dalla sua carta di credito, in circa 10 anni, la bellezza di 4 milioni di euro: spese personali, molto personali che al processo non interessano (conta la cifra non la causale).

Lui le spiega così: «Per procurare denaro contante che mi serviva mano a mano per tacitare la clientela andavo in vari Casinò (Venezia, Austria, Nova Gorica, Budapest di cui vi allego alcuni prelievi che ho conservato con il biglietto di ingresso) e prelevavo con le carte di credito perchè non pagavo le commissioni, evitando anche la segnalazione per l’antiriciclaggio; motivo per cui ogni anno ero arrivato a prelevare 500/600 mila euro».

Tanti falsi e rari controlli. «Sono andato avanti così per una decina d’anni. Questo mi consentiva, unitamente ai certificati falsi di far fronte a quella clientela che mano a mano mi chiedeva di svincolare i loro investimenti. Ho continuato tutti questi anni in quanto i controlli in Banca Mediolanum erano molto rari: in Programma Italia i controlli li faceva prevalentemente il supervisore su clienti che decidevamo insieme. Capitava raramente che il cliente telefonasse in sede per informazioni; in questo caso la società se rilevava qualcosa di sospetto mandava quel nominativo al mio supervisore per fare una visita di qualità. In Banca Mediolanum invece i controlli venivano fatti tramite telefonate a campione su 4/5 clienti e in più veniva mandata al supervisore una lista di clienti (circa una decina all’anno) scelta a caso da visitare».

I primi controlli. «E’ stato durante questi rari controlli telefonici fatti dalla banca che mi hanno scoperto: in particolare è successo che la banca vistasi arrivare all’incasso 3 assegni (fa nomi e cifre) a favore di un unico beneficiario ha ritenuto di dover telefonare al cliente per capire la veridicità delle operazioni, in particolare capire come mai ci fossero 3 assegni allo stesso beneficiario e non uno unico». E tante le operazioni simili che hanno portato nel febbraio di 3 anni a scoprire tutto e «agli ispettori della banca ho raccontato tutta la mia vicenda. Ho consegnato a loro tutti i nominativi coinvolti con tutte le cifre che a loro mancavano, e di quelli che mi ricordavo, i soldi che mi avevano consegnato».

Chiedo perdono. «Come detto tutti i soldi mancanti sono stati utilizzati per far fronte alle perdite dei clienti ai propri investimenti, e per far fronte alla richiesta di quei ex clienti che durante gli anni avevo fatto loro sottoscrivere i certficati Bimer e volevano indietro il loro capitale più gli interessi. Alle persone che hanno subito danni a causa del mio operato chiedo sinceramente perdono».

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