Ferraresi come siete: nottambuli o mattinieri?
La crescente importanza della cronobiologia studiata da un gruppo Unife Mansioni incompatibili col proprio cronotipo generano jet-lag sociali
Se al mattino vi destate pimpanti o se invece la sveglia per voi sembra sempre suonare troppo presto, la responsabilità va cercata in un “pacchetto” di 80 geni che stabiliscono il nostro cronotipo: gufi o allodole, con diverse gradazioni.
La cronobiologia, lo studio dei fenomeni ciclici dell’organismo, ha ricondotto a categorie scientifiche quelle che potrebbero sembrare solo distinzioni caratteriali tra nottambuli e mattinieri. Al contrario, si candida sempre più a diventare uno strumento prezioso nella lettura e nell’intepretazione dell’anamnesi di un paziente, nonché una guida importante per la Medicina del Lavoro.
A illustrare le nuove frontiere della cronobiologia, il professor Roberto Manfredini, medico internista e direttore di Clinica Medica del Sant’Anna. Il ruolo della cronobiologia, spiega, è destinato a diventare sempre più importante in una società che con ogni evidenza si sta “gufizzando”: «Le nuove tecnologie, non da ultimo i social network, hanno profondamente inciso sulle nostre abitudini e spostato in avanti l’ora in cui si va a dormire. La luce blu dei dispositivi elettronici inoltre blocca la melatonina e altera le attività metaboliche, rendendo più difficile addormentarsi».
La conseguenza è il rischio di sviluppare una sindrome da deprivazione da sonno, con un accumulo di deficit di ore di riposo e ripercussioni sull’umore e sulle abitudini alimentari. Perché la veglia forzata facilmente induce a spuntini notturni che, assunti in un momento in cui il nostro organismo non è “programmato” a ricevere alimenti, vengono maggiormente ritenuti e, in parole povere, ci fanno ingrassare di più.
Ma se contro l’abuso della tecnologia è possibile difendersi cambiando abitudini (oltre che con occhiali capaci di “annullare” la luce blu), più complicato è affrontare il “jet-lag” sociale che, spesso non del tutto consapevolmente, può colpire un gufo costretto a ritmi da allodola, e viceversa. «Il grande stravolgimento dei nostri ritmi naturali è arrivato con l’invenzione della luce elettrica - continua Manfredini - L’uomo è sostanzialmente un animale diurno, mentre di notte il nostro organismo è come un computer in stand-by».
Ritmi naturali che sono stati progressivamente stravolti, se si pensa che il 20 per cento dell’attività lavorativa nei paesi industrializzati si tiene nelle ore notturne. Questo può comportare maggiori rischi di sviluppare la sindrome metabolica o il diabete. Ed è qui, appunto, che la cronobiologia diventa una preziosa alleata per la medicina del lavoro. È anche grazie a questi studi che, ad esempio, i turni del personale infermieristico sono stati modificati: «Ci si è accorti che i turni settimanali erano i più deleteri - spiega Manfredini - perché lasciavano appena il tempo all’organismo di adattarsi al nuovo ritmo per poi stravolgerlo di nuovo. Ora invece la scansione è pomeriggio-mattina-notte-riposo, con ritmi più veloci che attenuano i rischi di sviluppare disordini, che comunque possono intervenire solo nell’arco di una ventina di anni».
Non è un caso, dunque che della cronobiologia, nata negli anni Cinquanta, se ne siano appropriati inizialmente la Nasa e l’apparato militare per definire al meglio l’addestramento delle proprie forze, individuando ad esempio le fasce orarie per le migliori prestazioni e quelle, al contrario, a maggior rischio di errori. Che, come in qualsiasi altro ambito - scolastico o lavorativo - non solo uguali per tutti.
Un’allodola sarà più efficiente al mattino, mentre un gufo darà il meglio di sè dal pomeriggio in poi.
Per questo la conoscenza del proprio cronotipo può rappresentare un’utile conoscenza di sè per programmare, per quanto è possibile, le proprie attività. Essere “gufo” o “allodola”, dunque, non è certo come appartenere a un segno zodiacale, così come la cronobiologia può incontrare un’applicazione sempre più puntuale nel miglioramento del benessere dei lavoratori (e del loro rendimento) e nella definizione di peculiarità di genere.
Una disciplina che è stata tra l’altro protagonista, lo scorso settembre, di Unifestival, un’iniziativa specifica organizzata dal nostro Ateneo con tanto di test sottoposto ai ferraresi in un gazebo montato sul Listone e una conferenza dal titolo “Di che ritmo sei?”
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