«Contro la crisi c’è bisogno d’impresa»
Il presidente della Camera di commercio: vedo segnali positivi per l’economia ferrarese, ma servono maggiori investimenti
È il presidente di oltre 42mila imprese ferraresi: una ogni 11 abitanti. Paolo Govoni è dall’aprile 2014 presidente della Camera di commercio, un osservatorio il suo più che privilegiato per capire come le aziende stanno affrontando la crisi e cosa chiedono alla politica e alle istituzioni.
Come vede la situazione attuale e in prospettiva?
«Sono ottimista e cerco di non farmi condizionare dagli eventi anche recenti. Il sistema di imprese per dimensioni e diffusione è l'ossatura della provincia, la sua vera forza. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare, proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui noi ferraresi siamo ricchi. Dobbiamo saper guardare in positivo al cambiamento, all'impegno e allo sforzo che esso ci richiede. Se il sogno di un continuo progredire nel benessere - ai ritmi e nei modi del passato - è per noi occidentali non più perseguibile, ciò non significa che si debba rinunciare al desiderio e alla speranza di nuovi e più ambiziosi traguardi da raggiungere nel mondo segnato dalla globalizzazione. L'Europa, l'Italia, Ferrara hanno un bisogno disperato di più imprenditori. È indispensabile agire nella direzione di uno sforzo di sistema per promuovere la cultura dell'imprenditorialità, specialmente tra le nuove generazioni. I tempi sono maturi per riconoscere all'impresa il ruolo che merita. Per pensare in grande dobbiamo prima pensare al piccolo».
Cosa serve per una nuova fase di crescita?
«Servono maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, maggiori incentivi nei confronti delle imprese innovatrici, servono strumenti finanziari specifici per finanziare nuove startup e giovani talenti. Servono partnership pubblico-privato efficaci, legami tra università e impresa più stabili, attenzione al mercato del lavoro, potenziamento qualitativo dell'istruzione. Sono queste, a mio parere, le chiavi per avviare una nuova fase di crescita. Se il federalismo sarà il banco di prova più importante dei prossimi decenni del Paese, allora deve essere il federalismo che serve alle imprese. Quel federalismo fatto di responsabilità nella solidarietà, di valorizzazione delle eccellenze per metterle al servizio di tutti. Non quello che moltiplica le normative, che ricostruisce a livello locale burocrazie antiquate, che frammenta anziché unire i mercati. È dalle imprese che occorre ripartire».
Scorriamo il suo elenco: cosa viene dopo?
«Ci sono questioni cruciali che attendono risposte immediate e incisive. A partire dall'allarmante stretta creditizia, che rischia di mettere in ginocchio un numero sempre più elevato di aziende. Non dobbiamo permetterlo, perché l'impresa è la nostra prima risorsa, capace di produrre ricchezza, lavoro, benessere sociale. È stato affrontato con grande ritardo il problema dei pagamenti della Pubblica amministrazione, ma ora occorre andare avanti spediti. Ma un altro nodo da sciogliere rapidamente è la questione dei ritardi dei pagamenti tra privati. Ma non potremo avere una vera rinascita senza un alleggerimento del peso della macchina burocratica. Senza un ripensamento del Welfare: dal sistema educativo a quello sanitario, dall'assistenza alle persone non autosufficienti all'invecchiamento attivo. Senza una rete infrastrutturale più efficiente che aiuti a tagliare le distanze con l'estero. Senza un impianto che favorisca l'inclusione sociale e combatta l'illegalità. Temi sui quali la Camera di commercio di Ferrara si batte ogni giorno, così come stiamo facendo la nostra parte, insieme alle associazioni di categoria, nella fase di costruzione dell'agenda della "nuova" Regione Emilia-Romagna e nel supporto puntuale, con azioni ed iniziative, che avrà, tra le priorità, il miglior utilizzo possibile dei fondi strutturali europei 2014-2020».
Perché puntare sull'export?
«Perché Ferrara, nonostante le difficoltà, sta rispondendo positivamente alla domanda del mercato internazionale. È un ambito in cui la nostra economica cresce progressivamente e potrebbe farlo con vigore se consideriamo che ci sono circa 1.000 che hanno tutte le carte in regola per internazionalizzarsi. Questa provincia ha una grande potenzialità e la nostra sfida sarà sfruttarla fino in fondo».
E i giovani?
«Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Che questa sia la strada giusta, ho potuto verificarlo in tante occasioni. Ho visto la motivazione di giovani, tra i quali molte donne, impegnati nelle scuole sul tema della legalità; l'orgoglio dei giovani specializzati che sono il punto di forza di tante nostre aziende ad alta tecnologia; la passione e l'impegno che si esprimono nei giovani impegnati nel volontariato. E penso all'entusiasmo ed alla qualità delle ragazze e dei ragazzi ai quali, lo scorso mese di marzo, la Camera di commercio ha conferito i riconoscimenti "Francesco Viviani". Alle nuove generazioni la società e chi ha responsabilità pubbliche debbono dare delle occasioni e garantire l'opportunità decisiva di formarsi grazie a un sistema di istruzione più moderno ed efficiente, capace di far emergere i talenti e di premiare il merito. Nel 2015, sono nate in provincia di Ferrara 567 imprese costituite da giovani. È su questi atti di coraggio e di intraprendenza che dobbiamo puntare».
Il suo auspicio?
«Oggi più che mai abbiamo bisogno di ritrovare certezze e un futuro da condividere. C'è bisogno di riaffermare un insieme di valori che sia comune a tutti. Valori senza i quali non può esistere una identità collettiva utile a costruire una nuova comunità: la Ferrara di domani. Tuteleremo il nostro modello sociale, i nostri valori, la coesione che riteniamo indispensabile, soltanto se saremo capaci di migliorarci, di essere al tempo stesso più competitivi e più solidali, se avremo la forza di crescere nelle conoscenze, di diffonderle, di creare lavoro, di premiare i giovani, il merito, le eccellenze, e insieme di allargare le opportunità. Un obiettivo possibile solo se tutti insieme, nessuno escluso, riusciremo a condividere la visione di una società diversa, più rispettosa dei sacrifici delle persone, più giusta verso chi si impegna ad osservare le sue regole, più ricca di opportunità per chi ne fa parte. L'esperienza di chi fa impresa sa da sempre che i grandi sconvolgimenti sono anche momenti in cui si aprono le più grandi opportunità».
Che ne pensa del progetto di riordino delle Camere di commercio all'attenzione del Governo?
«Il Governo ha rinviato il riordino delle Camere di commercio stralciato dal pacchetto Madia e rinviato a dopo la riforma della Pubblica amministrazione. Un segnale positivo perché lascia sperare in una nuova discussione sul decreto di riforma che tanto allarme sta creando nel mondo delle piccole e medie imprese. Il tema è capire cosa si voglia realmente fare e quale identità futura dare alle Camere di commercio, al di là di quelli che saranno gli accorpamenti ancora oggi tanto discussi in alcuni territori. Occorre evitare che il riordino possa trasformarsi in uno smantellamento senza ordine con gravi ripercussioni per il tessuto economico ed in particolare per le piccole e medie imprese, che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo del nostro Paese ».
L'intenzione del Governo è quella di voler realizzare un vantaggio per le imprese con la riduzione del diritto annuale dovuto alle Camere di commercio.
«È una intenzione non sostenuta dai numeri. Nel 2016, il taglio del 40% del contributo dovuto dalle imprese alle Camere di commercio (nel 2017 il taglio sarà pari addirittura al 50%) consentirà un risparmio medio di soli 44 euro per impresa nell'anno. A fronte di un risparmio così esiguo, tuttavia, le economie locali perderanno quest'anno oltre 400 milioni di interventi per il credito, l'export, la giustizia alternativa, la tutela delle produzioni agro-alimentari, i controlli su prodotti e strumenti di misura. Interventi che stimiamo potranno ridurre nel 2016 il valore aggiunto del Paese di 1,7 miliardi di euro. In questo momento, le Camere di commercio sono chiamate a cambiare. Lo stanno facendo da tempo con impegno e tempestività tagliando i costi, facendo economie di scala, qualificando la spesa. Perché vogliamo fare meglio ed essere ancora più utili alle imprese. Per questo, come Camera di commercio di Ferrara, abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento una riforma in tempi rapidi, che dia certezze sulla mission e sulle risorse del sistema camerale, valorizzando appieno la ricchezza dei territori attraverso Camere di commercio sane sotto il profilo finanziario, forti ed efficienti dal punto di vista organizzativo, efficaci nelle loro azioni. Che è poi il nostro modo di affermare un principio di cittadinanza economica e, quindi, di pari dignità e pari opportunità di tutte le imprese di fronte al mercato».
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