Ferraresi alla scoperta del cronotipo
«D’estate essere svegli all’alba ti fa scoprire i profumi della città». «Per un pisolino saltai le lezioni del grande La Penna»
C’è chi si è scoperto allodola per il profumo dei fiori che, giura, alle 6 del mattino si può respirare perfino in corso Giovecca. Qualcun altro ha confessato di aver “bigiato” le lezioni dell’illustre latinista Antonio La Penna perché cominciavano alle 15, proprio quando l’organismo reclamava il sonnellino pomeridiano. In ciascuno di noi, insomma, un gufo o un’allodola ha fatto il nido sistemandosi comodamente tra le eliche del dna, comandando con un battito d’ali i nostri ritmi biologici, facendoci balzare fuori dal letto pieni di energia di buon mattino o addentrarci nel profondo della notte prima che il sonno venga a bussare. Il questionario proposto dalla Nuova Ferrara (sulla base di studi Unife) ad alcuni concittadini impegnati in ambito culturale, sportivo o istituzionale ha confermato quanto già sottolineato dal professor Roberto Manfredini, direttore di Clinica Medica del Sant’Anna ed esperto di Cronobiologia: i cronotipi “puri” sono quelli più rari, circa il 20% dei soggetti è davvero nottambulo, i veri mattinieri sono circa il 10% mentre tutti gli altri tendono a essere gufo o allodola ma con caratteristiche miste.
È il caso del direttore artistico del Ferrara Buskers Festival Stefano Bottoni che se da un lato ama svegliarsi presto d’estate per assaporare i profumi della città non ancora invasa dalle auto, dall’altro è capace «superata la fase dell’abbiocco attorno alle 22» di tirare tardi fino alle ore piccole, come del resto avviene giocoforza sia nel periodo del Festival sia durante la sua organizzazione. “Misto” è anche il suo rapporto con la sveglia: le vere allodole hanno un orologio interno infallibile invece lui, da quando rischiò di perdere un aereo per una batteria quasi scarica, sul comodino ne mette due (per poi svegliarsi immancabilmente da solo dieci minuti prima che squillino).
Non si riconosce completamente in nessuno dei due profili nemmeno l’ex maratoneta e campionessa italiana Laura Fogli: «Mi sono sempre alzata presto al mattino, un po’ è dipeso dalla mia attività sportiva, ma in generale non sono una dormigliona e al tempo stesso non crollo subito alla sera». Fin qui, una tendenza al cronotipo allodola, che per indole è descritta come un soggetto decisamente allegro: «Sono una persona socievole, però mi definisco anche un po’ lunatica, e comunque l’umore dipende molto dalle circostanze».
Un esemplare di allodola assoluta è, invece, la consigliera di parità Donatella Orioli. I risultati del test sono da manuale: si sveglia attorno alle 6.30 fresca e riposata, mezz’ora dopo essere scesa dal letto ha già acceso tutti gli interruttori interni, fare ginnastica tra le 7 e le 8 del mattino non sarebbe un problema, mentre non se ne parla dopo le 22. Alle nove di sera, anzi, comincia a farsi sentire la stanchezza e la fase della giornata in cui si sente al top si colloca tra le 8 e le 10 del mattino. Il risultato finale, dunque, non la sorprende: «Sono sempre stata un’allodola “pura” e mi riconosco anche sotto l’aspetto del carattere. Sono una persona chiacchierona, solare e allegra. Del resto, è necessario avere un’indole di questo genere per occuparsi di pari opportunità».
La Cronobiologia studia i fenomeni ciclici dell’organismo, e la distinzione su base scientifica tra cronotipi mattinieri e nottambuli sta conoscendo diverse applicazioni, dall’approfondimento dell’anamnesi di un paziente al rendimento scolastico, dalle indicazioni utili per la medicina del lavoro alla definizione delle peculiarità di genere. Un aspetto non ancora esplorato è quello della relazione tra cronotipo e creatività. Ci sono scrittori che si svegliano all’alba perché a mente fresca, dicono, le frasi scorrono meglio. Non è così, però, per Marcello Simoni, apprezzato autore di thriller medievali di successo: «Sono un gufo, senza dubbio. Se non sono le 2 di notte faccio fatica a prendere sonno e ho un risveglio lento. Comincio a lavorare alle 11 e vado avanti fino alle otto di sera, facendo un pasto leggero per non perdere la concentrazione, e il momento migliore, per me sono le tre del pomeriggio. Di notte però non scrivo: leggo, guardo la tv, però continuo a rimuginare sottocorteccia, al punto che poi il cervello fatica a spegnersi e a volte devo perfino bermi una camomilla. Per il carattere, sono metà e metà: sono socievole ma non amo il chiasso e le grosse compagnie».
Per il professor Gianni Venturi, presidente degli Amici dei Musei «le 7 del mattino sono ancora l’alba», però non per questo è un vero gufo, semmai, suggerisce «una gufodola, diciamo tre quarti gufo e un quarto allodola». Il sonno, continua, è essenziale, al punto che all’Università anche La Penna poteva attendere. «Mi sento pimpante verso le 11 e poi vado avanti fino all’1 o le 2 di notte. E di carattere sono un po’ ciclotimico». Fino a poco tempo fa, continua, le ultime ore prima di coricarsi le trascorreva davanti al computer: «Prima mi divertivo con Facebook, ora non più: ho chiuso con i social». Molto meglio i libri. Sul comodino, in questo periodo, c’è “Il punto cieco” di Javier Cercas: «Una raccolta dedicata agli scrittori delle conferenze che ha tenuto a Oxford, in cui spiega cos’è il punto cieco, quel punto buio in cui non arrivano le fibre ottiche e che si illumina solo con gli impulsi dell’intelletto, e dove non c’è più la sicurezza delle risposte ma le risposte sono più complesse. Da allora frequento il punto cieco».
Alessandra Mura
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