La Nuova Ferrara

Ferrara

Carife

In aula un processo nel processo

di Daniele Predieri

Diffamazione sul web diventa atto d’accusa alla vecchia banca: testimoni i clienti che si dicono raggirati, anche Giulio Barbieri

3 MINUTI DI LETTURA





Sarà il primo vero processo pubblico a Carife, alla vecchia Carife. E non ci sarà nessuno dei dipendenti (o ex) della vecchia banca, perchè nessuno dei 30 che si volevano costituire ieri mattina nel ruolo di parte civile (erano 52 inizialmente ad avere presentato denuncia) è stato ammesso dal giudice Franco Attinà.

Subito in Cassazione. E così, in attesa del ricorso dei legali dei dipendenti Carife in Cassazione, il processo che si è aperto ieri mattina in tribunale perde il pezzo più importante, le “vittime” del reato, di diffamazione a mezzo Facebook, di cui è imputato Giuseppe Toscano per commenti e giudizi offensivi contro, appunto, i dipendenti della vecchia Cassa di Risparmio di Ferrara. Nessuna vittima del reato sarà presente perché estromessa, per un vizio di forma nella costituzione di parte civile presentata dai legali (Fabio Anselmo e Rita Gavioli).

Eccezione della difesa. Una decisione clamorosa, a giudicare dalla reazione degli addetti ai lavori presenti ieri mattina nell’aula del processo, quella adottata dal giudice Attinà, che ha accolto l’eccezione del difensore di Toscano, l’avvocato Claudio Maruzzi «escludendo le parti civili costituite». Perde un pezzo il processo, non la sostanza. Anzi. Come già sottolineato in passato, questo “piccolo” processo per diffamazione rischia di diventare il primo vero processo pubblico all’attività della vecchia Carife tra gli anni 2011-2013 dopo l’aumento di capitale e il commissariamento di Bankitalia. Un processo a tutto ciò che accadeva dentro Carife in quegli anni, banca oggi dichiarata insolvente nelle settimane scorse e in viaggio - penalmente - verso la bancarotta.

Altra sorpresa negativa. Ieri mattina dopo il colpo di scena (ricordiamo che questo processo è stato attivato dalla querela dei 52 dipendenti Carife, oggi rimasti 30) sono state affrontate le questioni preliminari. E da queste è emersa un’altra sorpresa, negativa, sempre per i dipendenti Carife. La lista testi dell’accusa che elencava una 50ina di nomi (tra questi gli stessi dipendenti Carife) è stata falcidiata dallo stesso giudice che ha anticipato di «non aver nessuna intenzione di ascoltare oltre 50 persone», e così la lista d’accusa si è ridotta a pochi testimoni, solo gli inquirenti che hanno svolto le indagini.

I testimoni della difesa. Resta immutata, invece, la lista testimoni della difesa: e sarà la presenza di queste persone a trasformare come un boomerang un “normale” processo per diffamazione in un atto d’accusa contro Carife. Tra la decina di testimoni presentati (e accolti) dal legale di Toscano ci sono clienti di Carife e tra questi l’imprenditore Giulio Barbieri: lo stesso - si ricordi solo ad onor di cronaca - che ha presentato un esposto alla procura, diventato inchiesta penale sulle procedure dell’aumento di capitale. Tutti testi, ha spiegato il legale al giudice, «che dovranno illustrare i rapporti che avevano con Carife e che tipo di informazioni ricevevano dai soggetti che oggi si ritengono parti offese» ha spiegato il difensore.

Provateci ancora. E che dovranno spiegare al giudice il perchè Toscano abbia - poi - espresso e perchè, giudizi e commenti contro i dipendenti di Carife. Nelle affermazioni di Toscano sul suo profilo Facebook non viene mai citato nessuno, con nome e cognome, ma vengono chiamati in causa genericamente i dipendenti Carife, che erano un migliaio - epoca 2013 - ma solo 52 firmarono la denuncia contro Toscano e ieri solo 30 si volevano costituire parte civile. Ci proveranno ancora - se la Cassazione accoglierà il ricorso contro l’estromissione - alla prossima udienza, 6 dicembre.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google