«Subito il ricorso, rientreremo a dicembre»
Gli avvocati: fuori per vizio di forma inesistente, andremo in Cassazione per aver ragione
«Prendiamo atto della decisione del giudice di estrometterci dal processo ma possiamo già anticipare che impugneremo l’ordinanza in Cassazione». L’avvocato Rita Gavioli assiste i dipendenti Carife assieme all’avvocato Fabio Anselmo e ieri mattina, in aula, certo non si aspettava di uscire dal processo: «Si tratta di un vizio di forma (il modo con cui sono stati presentati i documenti di costituzione di parte civile, ndr) che a nostro avviso non sussiste - spiega il legale -, poichè le stesse eccezioni proposte ad altri giudici e in altri tribunali (come quella della difesa Toscano, ieri accolta, ndr) sono sempre state tutte rigettate: ribadisco a nome dello studio che per noi non sussiste questo vizio». I primi atti iniziali della denuncia contavano 52 dipendenti, oggi scesi a 30, ma solo «perché - precisa - alcuni o non lavorano più in Carife o non sono interessati: ma non hanno ritirato la querela, si sono non costituiti come vittime del reato in un processo che non è detto che non ci saremo».
La prossima udienza è fissata al 6 dicembre e dunque c’è tutto il tempo tecnico per presentare ricorso in Cassazione contro l’estromissione e rientrare in corsa nel processo: e così? «Il ricorso va presentato entro 15 giorni, poi in Cassazione la discussione sui vizi procedurali ha corsia preferenziale e dunque tempi più rapidi: contiamo di esserci di nuovo a dicembre».
Nella sostanza, restano le frasi che voi ritenete diffamatorie: «Si tratta di affermazioni, anche se senza nomi e cognomi, nei confronti di persone facilmente identificabili». Oltre le frasi offensive, con affermazioni volgari e sguaiate, però, Toscano indica fatti precisi sulla attività svolta all’interno di Carife, inganni, raggiri. «Per quanto riguarda le persone che noi assistiamo, dicono che assolutamente non era così, almeno nelle attività da loro svolte. Tra i nostri assistiti vi sono livelli non di dirigenti, se qualcuno ha consigliato qualcosa lo ha sempre fatto in assoluta buona fede. Nessuno di loro sapeva ci fossero problemi, almeno chi noi assistiamo: per questo si sono sentiti offesi e oltre le frasi, volgari e offensive, si paventava che dietro l’attività dei dipendenti Carife vi fosse l’intento di prendere in giro, di ingannare: non era così».
Resta il fatto che nessuno dei dipendenti potrebbe essere chiamato come teste nel processo: «Ripeto speriamo di esserci al processo e rinnovare la richiesta di essere ascoltati: in un processo per diffamazione non è possibile non ci siano le persone offese».
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