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Troppi disagi sul Po. È un ponte da rifare

di Gian Pietro Zerbini
Troppi disagi sul Po. È un ponte da rifare

Costruito nel dopoguerra con esigenze di traffico diverse dalle attuali. I lavori Anas fino all’11 marzo prima della riapertura nei due sensi di marcia

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Bisognerà attendere - dice l’Anas - fino all’11 marzo per la completa riapertura del ponte sul Po, attualmente trasformato in cantiere. Per la rottura di un giunto la struttura è andata nuovamente in tilt e ora il transito a senso unico alternato provoca la consueta mole di disagi con pesanti ripercussioni in termini di tempo su chi sfrutta la statale 16 per spostarsi.

Un ponte che soffre gli acciacchi del tempo, costruito quasi 70 anni fa e ormai del tutto inadeguato a sopportare il traffico viario, che dai calessi e dalle Topolino del 1949, anno di costruzione, ha dovuto reggere in questi anni una mole impressionante di veicoli e camion, sempre più moderni e pesanti. Il vecchio ponte è da cambiare, questi aggiustamenti sembrano cure palliative fino alla prossima rottura. Ma è soprattutto una questione di sicurezza. Il vecchio ponte è fortemente inadeguato in caso di piene del Po. Pensate che 7 anni fa, durante un innalzamento eccezionale del fiume a inizio maggio, il traffico venne regolamentato con un senso unico alternato. Lo aveva imposto la Protezione Civile, preoccupata anche per il rovinoso crollo di un ponte sul Po a Piacenza e proprio in quell’occasione, il responsabile regionale Demetrio Egidi disse: «questo ponte è vetusto e tutte le strutture costruite da più di 60 anni dovranno essere monitorate in continuazione». Lo scampato pericolo a volte fa prendere decisioni sagge e avvedute.

È il caso del nuovo ponte ferroviario sul Po costruito nei primi anni di questo secolo, dopo la grande paura della piena dell’ottobre 2000. In quei drammatici frangenti si rischiò di far saltare il ponte per evitare che venisse trascinato via dall’impeto della corrente e creare danni incalcolabili. Per fortuna in quella notte, che molti ricordanoancora con terrore, si riuscì - con un capolavoro ingegneristico e uno straordinario gioco di squadra - ad alzare il ponte e a salvare in corner la situazione. In quel frangente si è capito che il ponte ferroviario nuovo era una soluzione imprescindibile e ora tutto sono più tranquilli. A questo punto il ragionamento dovrebbe essere spostato sul ponte stradale. Senza aspettare emergenze, è necessario trovare una soluzione definitiva e non un rattoppo dopo l’altro. Stupisce anche il fatto di come sia stato disatteso il protocollo di intenti a quattro stipulato tra le province di Ferrara e Rovigo e tra i comuni di Ferrara e Occhiobello siglato nel 2008 dove si parlava a chiare lettere già allora della necessità di un ponte nuovo, come si legge nel dettaglio nell’articolo nella pagina a fianco. In un periodo in cui nell’area polesana sono state costruite infrastrutture importanti come la Transpolesana e la nuova autostrada Valdastico e mentre il Comune di Ferrara si appresta a concludere il travagliato iter per l’apertura della tangenziale Ovest fino sulla A13, la viabilità sulla statale 16, principale via non autostradale di collegamento tra il Veneto e l’Emilia è mortificata dalla presenza di un ponte inadeguato, che costituisce un vero imbuto per la circolazione. Ed è sbagliato anche pensare al tratto autostradale a pagamento tra i caselli Ferrara Nord e Occhiobello come soluzione alternativa. É giunto il momento di pensare seriamente a una drastica ma necessaria alternativa. Quel ponte è proprio da rifare.

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