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Omicidio Tartari, processo dal 5 maggio

Omicidio Tartari, processo dal 5 maggio

Quel giorno inizierà l’udienza preliminare davanti al giudice. I legali degli imputati intenzionati a chiedere il rito abbreviato

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Il pm Filippo Di Benedetto aveva annunciato tempi relativamente brevi per il processo a carico dei tre imputati accusati dell’omicidio di Pierluigi Tartari, il 73enne pensionato di Aguscello picchiato, rapinato e poi abbandonato in un casolare delle ex casermette vicino a Fondo Reno, dove è stato trovato morto il 26 settembre scorso. L’udienza preliminare è stata fissata per il 5 maggio prossimo: quel giorno Ivan Pajdek, Constantin Fiti e Patrik Ruszo, gli aguzzini di Tartari, tutti stranieri, saranno chiamati davanti al giudice che probabilmente presiederà il processo, perché i legali dei tre imputati sono intenzionati a chiedere per i loro assistiti il rito abbreviato, una scelta che consente una riduzione di pena e di evitare il pubblico dibattimento.

La fissazione dell’udienza preliminare segue la richiesta di rinvio a giudizio trasmessa al gup dal pubblico ministero: quattro pagine in cui la procura ha sintetizzato le accuse a carico degli imputati. Cinque i capi di imputazione contestati, che potrebbero prolungare l’eventuale condanna fino all’ergastolo: omicidio aggravato, rapina, utilizzo indebito di carte di credito, furto e detenzione illegale di armi.

I tre sono imputati di omicidio volontario aggravato per aver agito con spietatezza e aver fatto morire Tartari per "coprire" un altro reato, cioè la rapina. Secondo il pm Di Benedetto i tre hanno ucciso Tartari «colpendolo più volte al corpo e alla testa con un corpo contundente, con calci e pugni e lasciandolo poi ferito, legato, imbavagliato e moribondo in un casolare abbandonato, agendo pertanto con crudeltà nei confronti della vittima». La morte, secondo l’esito dell’autopsia eseguita dal medico legale Rosa Maria Gaudio, è giunta «per asfissia meccanica violenta da soffocamento», un dato recepito dalla pubblica accusa nella richiesta di rinvio a giudizio. Tartari era stato immobilizzato: braccia e gambe erano state legate mentre il viso e la bocca erano stati avvolti da una maglietta e da nastro adesivo avvolto attorno alla testa e infilato in bocca tra i denti. Così era stato lasciato morire. L’obiettivo del sequestro - secondo il pm - era occultare la rapina, tentare cioè di nascondere un reato commettendone un altro. L’aggravante, assieme a quella della crudeltà, potrebbe impedire ai tre imputati di accedere nella sostanza allo sconto di un terzo della pena, beneficio che viene riconosciuto con l’accesso al rito abbreviato. In pratica, in caso di condanna potrebbe essere inflitta la pena dell’ergastolo nonostante lo sconto di pena. Tutti i crimini, compreso l’uso indebito di carte di credito (prelevamenti nei bancomat e acquisti nei supermercati), il furto (quadri appesi alle pareti e fucili da caccia) e la detenzione illegale di armi (i fucili portati fuori dalla casa del proprietario), sono stati contestati senza distinzioni ai tre imputati, che hanno fornito versioni diverse agli inquirenti e al pm sui fatti contestati.

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