Speranze appese a un filo alla Lavoranti in Legno
La difficoltà di operai e sindacalisti per la liquidazione coatta amministrativa Guizzardi: «Si sta facendo il possibile perché si realizzi il piano industriale»
Disillusione e amarezza, ma anche speranza di arrivare ad un accordo che sancisca la ripresa produttiva dei tre siti di Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Questi i sentimenti che serpeggiavano ieri tra operai, sindacalisti e rappresentanti delle istituzioni locali presenti davanti alla sede della Lavoranti in Legno. Sandro Guizzardi, rappresentante sindacale Cgil-Fillea spiega che «la crisi dell'edilizia ha messo in crisi anche l'indotto. Qui si fanno infissi in legno di qualità eccellente, ma già dal 2012 la crisi ci ha colpito duramente. Siamo in liquidazione coatta amministrativa, che è una sorta di fallimento pilotato. Da dicembre stiamo cercando di tenere aperta l'azienda. Attualmente tutti gli operai sono in cassa integrazione, a parte 5 persone tra impiegati e tecnici che cercano di tenere in vita lo stabilimento nelle sue funzioni essenziali. Siamo in attesa del Piano regionale di ristrutturazione serramenti in legno, dato che le 5 più grosse aziende del settore sono in Emilia Romagna. Il piano regionale riguarderebbe però solo tre di queste realtà, tra cui Ferrara.Siamo consapevoli che con l'arrivo della bella stagione riaprono i cantieri e ci sarà necessità di materiale, ma noi rischiamo di perdere clienti». In questo modo, continuando ad aspettare un accordo, «si rischia di arrivare a somministrare la terapia quando il paziente è già morto. In questa fase di difficoltà, le istituzioni, locali e regionali, ci sono state vicine, ma nessuno ha la bacchetta magica. Stiamo facendo il possibile perché si realizzi un piano industriale e il sito continui a produrre, anche se ridimensionato», conclude Guizzardi. I lavoratori nel sito erano 150 ai tempi d'oro, spiega il sindacalista. «Non siamo a un funerale,serve energia per avere il piano regionale. Il piano c'è, lo scoglio sono i finanziamenti, e si sta cercando di ottenerne anche privati. L'obiettivo è che lo stabilimento, presto, anche se ridimensionato, torni a produrre. Abbiamo bisogno di tutti, delle istituzioni e della politica. Incontreremo anche i parlamentari ferraresi perché venga fatto qualcosa», spiega al megafono Guizzardi. L'assessore alle attività produttive Caterina Ferri, chiarisce che «da subito abbiamo cercato di essere presenti ai tavoli. Poi c'è stata una battuta d'arresto, perché nell'ultimo incontro del 28 gennaio, il piano presentato da LegaCoop non prevedeva la salvezza dello stabilimento di Reggio. In accordo con i i sindacati e i sindaci abbiamo sospeso il tavolo, perché l'accordo firmato in regione prevedeva la salvezza di tutti e tre gli stabilimenti. In tutto i lavoratori, nei tre siti, sono 500.L'incontro di stamattina vuole essere una presa d'atto per i lavoratori che si sta lavorando per un accordo. Nella settimana del 20 marzo ci sarà un incontro in regione», conclude l'assessore Ferri. Tra le tante voci c' è anche quella di Dario Tumiati, operaio. «La situazione è drastica, stiamo aspettando un accordo per la fusione tra Ferrara e Modena, sperando che venga fatto anche per gli operai. Oggi siamo qui davanti per ottenere qualcosa, siamo tutti molto calmi ma ci stanno togliendo la dignità, qui ci sono cento famiglie da mantenere.Ci hanno tolto la dignità del lavoro, noi vogliamo solo lavorare».Maurizio Maurizi, segretario regionale Fillea-Cgil,spiega che l'obiettivo è andare al tavolo con l'accordo siglato lo scorso 23 ottobre, che prevedeva la salvezza di tutti e tre gli stabilimenti.«Legacoop si deve impegnare in questo e alla trattativa della settimana del 20, cercheremo di puntare a questo obiettivo", afferma Maurizi. Chi non la pensa così è l'ex presidente Paolo Mazzoni, che parla di «situazione paradossale. Dopo un anno non si è giunti ad una definizione, meglio ammettere l'incapacità che generare illusioni.Bisognerebbe puntare a salvare i siti di Ferrara e Modena, e avremmo qualche probabilità in più».
Veronica Capucci
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