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di MICAELA TORBOLI

di MICAELA TORBOLI Tra le famiglie di “zentilhomini antiqui” delle cronache medievali di Ferrara c'era quella dei Dalla Sale (o, meno usato al tempo, Del Sale). La loro casa, nella strada a noi nota...

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di MICAELA TORBOLI

Tra le famiglie di “zentilhomini antiqui” delle cronache medievali di Ferrara c'era quella dei Dalla Sale (o, meno usato al tempo, Del Sale).

La loro casa, nella strada a noi nota come via Giuoco del Pallone, posta nella contrada di Santa Maria di Bocche il cui nome derivava dalla perduta chiesa omonima, fu costruita alla metà del Trecento: diciamo casa e non palazzo, perché, come Casa Romei, questo edificio non ha l'ampiezza e la magniloquenza che spettano appunto ad un palazzo. Spicca tuttavia nel tessuto urbano grazie al porticato - elemento inusuale nell'architettura locale - della facciata nella zona a cassero, sulla parte destra di quello che non è un blocco unico ma un complesso cresciuto per aggregazioni successive.

Fino al 1995 la Casa fu legata al cognome Minerbi in onore dell'ultima famiglia privata cui appartenne, poi passò, anche se in parte, allo Stato e al Comune di Ferrara. Essa è decorata al suo interno da affreschi di fondamentale importanza per la storia dell'arte ferrarese, poco studiati a causa della loro difficile accessibilità e della ostica iconografia. Le due sale maggiori del piano nobile, che si è supposto avessero in origine anche funzioni pubbliche, sono databili intorno al 1375, e vedono rappresentati in una sala. I Vizi e Le Virtù mentre l'altra è ricca di temi araldici. Furono dipinte da un artista influenzato da Giotto ma con una personalità originale: nel 1970-1 Carlo Ludovico Ragghianti, in assenza di appigli, lo definì Maestro di Casa Minerbi, ma oggi si preferisce dargli un nome certo, cioè Stefano da Ferrara.

Sono chiari gli interessi comuni della committenza e della cultura agostiniana, testimoniati da contenuti allegorici simili presenti nell'affresco monumentale con il Trionfo di Sant'Agostino del 1378, opera attribuita a Serafino de' Serafini, già nella chiesa di Sant'Andrea ed oggi in Pinacoteca Nazionale. La composizione con I Vizi e Le Virtù richiama inoltre, con analogie stringenti, temi iconografici del Giotto della Cappella Scrovegni di Padova.

Quando i locali in cui si trovano gli affreschi furono adibiti a solaio, in epoca non precisabile, iniziò il degrado del ciclo ferrarese. Solo intorno al 1950 Giuseppe Minerbi, la cui famiglia possedeva la Casa fin dal secolo precedente, raccolse la sfida costituita dal recupero di tutto l'insieme dell'edificio, per renderlo vivibile. Esistono foto e filmati in cui Minerbi è immortalato in quegli ambienti tornati degni di una reggia, con gli affreschi curati sebbene non guariti.

In tali testimonianze, intorno a lui vediamo celebrità come Giorgio Bassani insieme a sua madre Dora Minerbi, oppure Riccardo Bacchelli con la moglie Ada, ed ancora colui che operò l'esemplare restauro di Casa Minerbi, l'architetto Piero Bottoni.

Quanto ai segreti celati nelle pitture murali, Casa Minerbi rimane una sorta di capsula del tempo che ci catapulta in una dimensione remota ed ancora in gran parte oscura, quasi si temesse di affrontarla.

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