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l'inchiesta

Tre indagati per il poligono “fantasma” di Portomaggiore

di Annarita Bova
Tre indagati per il poligono “fantasma” di Portomaggiore

L’associazione sportiva non sarebbe mai stata costituita. E all’interno non si potevano vendere munizioni

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PORTOMAGGIORE. All’ingresso di quel che resta del capannone che ha ospitato il poligono di tiro in via Cattaneo a Portomaggiore, l’insegna è molto chiara: Ads Poligono. La stessa scritta riportata sul fuoristrada dei titolari, così come sui volantini fatti stampare per pubblicizzare l’attività. Ma c’è un ma. L’associazione sportiva dilettantistica in realtà non esisterebbe, tanto che nei giorni scorsi Stefano e Fabio Ghesini, così come il loro commercialista, sono stati denunciati per “falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico”.

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Semplificando, i titolari del poligono hanno sì inviato a tutte le autorità competenti, tanto locali che provinciali, la dovuta comunicazione di inizio attività, ma in realtà all’atto pratico la società non esiste. In realtà un privato può senza difficoltà aprire un poligono nella sua proprietà semplicemente dandone comunicazione. Lo stesso deve però risultare frequentato da un “unico soggetto” e se si decide di aprirlo a più persone, è necessario creare una associazione sportiva. E questo non sarebbe stato fatto. Un poligono “fantasma”, insomma. Non solo. Come emerso già nelle prime ore dopo la tragedia, all’interno della struttura era possibile acquistare munizioni, regolarmente comprate in armeria, ma la vendita in realtà non era stata autorizzata. E qui entra in ballo (anche) il commercialista il quale avrebbe presentato documenti non regolari. Prima di aprire il poligono di tiro, Fabio Ghesini gestiva nello stesso stabile una ditta di computer finchè non ha deciso di cambiare lavoro e adesso in tre sono chiamati a rispondere. Dalla documentazione risulta che la ditta di computer sarebbe stata autorizzata ad esercitare anche l’attività di commercio al dettaglio di armi e gestione di impianti sportivi.

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In un poligono privato non possono essere vendute armi e munizioni se non sono state rilasciate le relative licenze ad un soggetto operante all’interno della struttura. Si può ottenere licenza per deposito di munizioni e queste poi possono essere consegnate per l’uso momentaneo, sotto i controllo del gestore o suo rappresentante, ai tiratori.

Ma chi ha autorizzato la ditta? E dove sono le carte che certificano la nascita dell’Asd Poligono? E perché all’interno venivano venduti proiettili? Di che tipo? A queste domande dovranno rispondere i titolari che al momento, è bene precisarlo, sono solo indagati e per la tragedia del 10 gennaio nessuno ancora è stato rinviato a giudizio.

È bene anche precisare che la normativa sui poligoni privati è estremamente confusa, complessa e anche contradditoria. È assodato che nessuna norma di legge prevede che per aprire un poligono di tiro (del tutto equiparabile a qualsiasi luogo ove si svolge attività sportiva, come un campo di tennis) occorrano licenze di pubblica sicurezza in quanto lo sport, anche se praticato con armi, rimane pur sempre una attività che potrebbe presentare dei rischi.

Perciò non occorre alcuna domanda, autorizzazione preventiva, alcun controllo o certificazione da presentare alla questura. Le indagini vanno dunque avanti e si muovono su più fronti, grazie anche alla collaborazione degli stessi titolari.

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