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Trivelle in Adriatico Da Greenpeace l’analisi delle acque

Trivelle in Adriatico Da Greenpeace l’analisi delle acque

«Non indizi ma prove: le piattaforme inquinano oltre i limiti» L’invito a votare sì al referendum del 17 aprile

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COMACCHIO. Si allarga il fronte del sì al referendum abrogativo del 17 aprile, per dire no alle trivelle. Anche Greenpeace si inserisce nel dibattito, mettendo in chiaro sul proprio sito che “non abbiamo indizi, ma prove: le piattaforme in Adriatico inquinano oltre i limiti di legge. Sostanze chimiche pericolose, con un forte impatto sull'ambiente e sugli esseri viventi - scrive Greenpeace, si ritrovano abitualmente sui sedimenti e nelle cozze, che vivono vicino alle piattaforme offshore in Adriatico. Spesso concentrazioni al di sopra dei limiti previsti per legge”. È di pochi giorni fa l’appello del sindaco Marco Fabbri, che ha ricordato come la giunta comunale ed il consiglio comunale all’unanimità nei mesi scorsi avessero approvato due rispettive delibere, per scongiurare l'apertura di un nuovo pozzo lungo l'argine Agosta, nel cuore del Parco del delta del Po. La stessa Comunità del Parco, rappresentata dai sindaci di tutti i Comuni che ricadono nella perimetrazione del Parco, il 10 ottobre 2015 aveva approvato una delibera, per indurre il Ministero dello Sviluppo Economico a non rilasciare l'autorizzazione, che era già a sua volta stata sospesa dalla Regione Emilia Romagna. La questione è tuttavia molto sentita sul territorio, poiché al largo di Porto Corsini sono presenti alcune piattaforme petrolifere, nel mirino del rapporto, denominato “Trivelle fuorilegge”, pubblicato ieri da Greenpeace. Tra le oltre 30 trivelle attive nei mari italiani vengono dunque chiamate in causa anche quelle al largo del porto di Ravenna, poiché sono motivo di “grave contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici e da metalli pesanti”. È indubitabile che sul quesito referendario non si inserisca solo una problematica legata all’inquinamento, ma anche sui rischi correlati ai fenomeni di subsidenza e di erosione costiera. Un giacimento di metano produce un abbassamento di 6-8 mm dell’area che, rapportati ai suoi 30 anni di vita, determinano un abbassamento di superficie intorno ai 20-25 cm. Da qui prenderebbero origine danni come l'erosione delle spiagge e l'ingressione marina. Intanto si è costituito i a Bologna il comitato regionale delle associazioni “Vota SI per fermare le trivelle” che comprende varie associazioni, ed attori economici.

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