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Ferrara, scontro sul ponte nuovo sul Po: non si deve costruire

Stefano Ciervo
Ferrara, scontro sul ponte nuovo sul Po: non si deve costruire

Negozianti uniti contro il progetto rispolverato dal sindaco di Occhiobello «Favorisce solo Outlet e commercianti veneti, intervenga Palazzo Municipale»

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FERRARA. Un ponte nuovo per collegare le due sponde del Po demolendo così quello risalente al dopoguerra? La proposta rilanciata dal sindaco di Occhiobello, Daniele Chiarioni, nel bel mezzo dei disagi causati dai lavori ad un giunto, ha suscitato un discreto vespaio sulla sponda ferrarese.

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In particolare sono le associazioni dei commercianti ad alzare barricate nei confronti dello studio di fattibilità prodotto nel 2008 da un ingegnere polesano, che individuava nell’area a nord dell’abitato di Santa Maria Maddalena, all’inizio della zona commerciale di via Eridania, il sito ideale per costruire un nuovo ponte a quattro corsie e tre pilastri di sostegno. In controluce s’intravvede l’acuirsi dello scontro sull’apertura dell’Outlet del Po. «Mi dispiace per l’ingegnere e per il sindaco Chiarioni, ma quel ponte non si deve fare - è la perentoria presa di posizione di Paolo Benasciutti, presidente di Confesercenti - Ferrara non può diventare una succursale di Occhiobello dal punto di vista commerciale, e il rischio diventerebbe reale in caso di costruzione di una viabilità che dal casello di Ferrara Nord arrivasse così vicino al nuovo Outlet, attraverso un nuovo ponte sul Po. L’effetto immediato sarebbe di tagliar fuori dai flussi di traffico un comparto commerciale importante come quello che si è articolato nel tempo nella zona nord della città, senza portare alcun beneficio all’area attorno al casello che ha già l’autostrada».

Benasciutti ricorda che a suo tempo, da consigliere comunale, votò addirittura contro l’estensione del servizio bus verso Santa Maria, «non mi sembra il caso di servire meglio insediamenti imprenditoriali che, attraverso agevolazioni non di poco conto hanno indebolito il nostro tessuto commerciale. Senza parlare del fatto che l’investimento richiesto per il nuovo ponte, si parla di 60 milioni di euro, è davvero faraonico. Mi va invece bene - conclude il presidente di Confesercenti - il progetto alternativo di raddoppio del ponte già esistente, ma a questo punto siamo curiosi di sapere cosa ne pensa il Comune di Ferrara».

Intende chiederlo direttamente all’assessore Aldo Modonesi, «giù lunedì mattina chiederemo un incontro», il direttore Ascom, Davide Urban. Ieri è bastato un tweet per far capire il pensiero dei commercianti di via Baruffaldi («Un ponte per l’Outlet? Non esiste» con richiami a Modonesi e al sindaco), e Urban non si è fatto pregare per rincarare la dose: «Un investimento così importante non è opportuno, se ci sono risorse pubbliche da spendere è meglio indirizzarle, ad esempio, per via Bologna, dove c’è il problema irrosolto del sottopasso, o per il collegamento con Cona. Di certo la provocazione del sindaco di Occhiobello ha un senso solo per la sponda veneta del Po». Ascom si schiera addirittura contro il raddoppio dell’attuale ponte, «credo che la priorità sia il ripristino della sua funzionalità, ed è su questo che bisogna ora concentrarsi». È chiaro, peraltro, che un investimento di questo genere, sia per un eventuale raddoppio dell’esistente, sia per costruirne uno nuovo abbattendo quello attuale, dev’essere affrontato direttamente dall’Anas, poiché le risorse locali non sarebbero sufficienti.

In attesa di un faccia a faccia con i commercianti, l’orientamento dell’amministrazione è affidato anche in questo caso a Twitter, con due battute di Modonesi. Per rifare il ponte serviranno tempo e disagi? «...e soldi» ha commentato l’assessore. Il quale ha poi provveduto a ritwittare l’intervento di Urban. Il giorno-chiave per capire il futuro del ponte resta il 21 marzo, con la consegna al ministro Delrio del dossier ferrarese.

 

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